"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

◆

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

9/3/15

Appunti di critica marxista alle “Confessioni” di Varoufakis

Aristide Bellacicco   |   Confesso – ammetto, è meglio dire – di non aver letto integralmente, fino ad oggi, le “Confessioni” del ministro Varoufakis. Oggi ho avuto tempo e l’ho fatto. In effetti, queste pagine in cui Varoufakis pone se stesso al centro di una vicenda storico-esistenziale con risonanze epocali mi hanno fatto sorgere più di una perplessità. Le sintetizzo – parzialmente e per punti – qui di seguito.

– 1. Scrive Varoufakis: “Marx aveva fatto una ‘scoperta’ che deve restare al centro di ogni analisi utile del capitalismo. Era, ovviamente, la scoperta di un’…opposizione binaria profonda nel lavoro umano. Tra due ‘nature’ molto diverse del lavoro: (i) lavoro come attività di creazione di un valore che non può mai essere specificato o quantificato in anticipo (e perciò è impossibile da mercificare) e (ii) lavoro come una quantità (ad esempio il numero di ore lavorate) che è in vendita e si ottiene a un certo prezzo. E’ questo che distingue il lavoro da altri fattori della produzione, come l’elettricità: la sua natura doppia, contraddittoria.”

Ora, per quanto mi è noto, la doppia natura del lavoro in Marx oppone il lavoro in quanto produttore di “ricchezza” (valori d’uso) al lavoro in quanto produttore di “valore” (rintracciabile nel valore di scambio). E’ chiaro che il “lavoro come attività di creazione di un valore” non può mai essere quantificato in anticipo, perché è solo nella realizzazione del plusvalore (e non nella sua produzione) che viene in chiaro quanto profitto il capitale sia riuscito o meno a realizzare. D’altra parte, è proprio nella riduzione del “lavoro” (ma sarebbe meglio dire della “forza- lavoro”) ad una entità quantificabile che trova la sua ragion d’essere la produzione di valore (e di plusvalore). E ciò, in Marx, è vero sia sotto il profilo logico che sotto il profilo storico. Risparmio a tutti, e al buon Varoufakis soprattutto, le citazioni arcinote in cui questa affermazione trova riscontro.

– 2. Scrive Varoufakis:“L’Homo sapiens, nonostante abbia inventato la schiavitù umana, e nonostante la nostra storia senza confronti di inflizione di orrori indicibili ai nostri fratelli, non avrebbe mai potuto immaginare il ruolo indegno che le macchine gli avrebbero assegnato in Matrix: bloccati in marchingegni che ci immobilizzano per risparmiare energia, le macchine ci alimentano a forza con una miscela di nutrienti nauseanti adatti per la massima produzione di calore.”

Ora, molti di noi hanno visto “Matrix” per cui non mi dilungo sul film. Ma è fuor di dubbio che, rispetto alle macchine e al loro impatto sulla condizione umana – cioè, sul lavoro – Marx distingue nettamente il loro uso in senso capitalistico da quello – possibile – in una società dove le “macchine” siano sottratte al dominio della proprietà privata: nella prima esse diventano uno strumento di progressivo asservimento del lavoro: nella seconda potrebbero diventare uno strumento di progressiva liberazione dal lavoro. In Marx, il problema non risiede mai nella natura in sé delle cose, ma nei rapporti di produzione che assegnano alle cose – macchine comprese – il loro effettivo ruolo sociale. Fra le due diverse condizioni si sviluppa il tempo storico della rivoluzione socialista che non “facit saltus” ma si muove dentro le contraddizioni ereditate dal passato (vedi “Critica al Programma di Gotha”).

– 3. Scrive Varoufakis: “Il primo errore di Marx … fu l’essere insufficientemente dialettico, insufficientemente riflessivo. Com’è che non mostrò alcuna preoccupazione che i suoi discepoli … potessero usare il potere donato loro…per abusare dei loro compagni, per costruire la propria base di potere, per conquistare posizioni di influenza, per approfittare di studenti impressionabili, eccetera?”. E poi: “Egli semplicemente non prese in considerazione la possibilità che la creazione di uno stato dei lavoratori avrebbe spinto il capitalismo a diventare più civilizzato mentre lo stato dei lavoratori sarebbe stato infettato dal virus del totalitarismo”.

Ora, qui si imputa a Marx di non aver avuto la preveggenza necessaria a intravedere i caratteri del tutto particolari che avrebbe assunto la Rivoluzione d’ottobre. Ma è un’imputazione legittima? Io penso di no e credo che, sulla base del semplice buon senso, si possa concordare con la mia posizione. A meno di non considerare Marx colpevole di tutto, compreso il delirio di Pol Pot o gli eccessi di Stalin. Ma equivarrebbe a considerare Democrito responsabile dell’invenzione e dell’utilizzo della bomba atomica. Inoltre, è davvero strano usare il termine “discepoli” riferito alla discendenza intellettuale di Marx, il quale una volta ebbe a dire, parlando di se stesso, “io non sono marxista”: ciò basti a chiarire la posizione intellettuale di un uomo che si considerava – ed era – uno scienziato e non il fondatore di una religione o di una setta iniziatica o gnostica. Infine, non sono affatto sicuro di come Marx avrebbe valutato l’esperienza sovietica: ma, certo, non in base alla fin troppo facile endiadi totalitarismo/democrazia (à la Arendt) . Immagino che avrebbe indagato, in forma storico – materialistica, le relazioni fra sottosviluppo industriale, società contadina e pregressa autocrazia e le forme politiche conseguenti e “necessarie” scaturite dal processo storico stesso.

– 4. Scrive Varoufakis:“Ci sono stati momenti in cui Marx si rese conto, e confessò, di aver sbagliato sul lato del determinismo. Una volta passato al terzo volume del Capitale…”(ecc.)

Ora, di quale determinismo si parla qui? Marx, per quanto ne so, dedicò gran parte della sua vita al tentativo di fornire, all’intero genere umano, un’analisi scientifica della forma di produzione capitalistica. Una volta scrisse: “il futuro non è affar mio”. Non sono certo le parole di un determinista. Questo non significa che tutte le affermazioni di Marx abbiano il carattere di verità incontrovertibili né che ogni suo tentativo di previsione si sia avverato: ma ciò deriva, appunto, dal carattere scientifico del suo lavoro. Inoltre, bisogna tenere presente che, a detta degli studiosi, Marx scrisse il primo libro de “Il capitale” per ultimo, e che successivamente non pubblicò nulla del pur ingente materiale già prodotto per i successivi sviluppi dell’opera. Per quale ragione? Forse stava osservando l’oggetto delle sue indagini – già allora in preda a terribili convulsioni? Forse aveva dei dubbi? In ogni caso, il lungo silenzio di Marx dopo la pubblicazione del primo libro de “Il Capitale” (circa sedici anni) è una spia eloquente, a mio avviso, di quanta attenzione egli rivolgesse all’effettivo dipanarsi storico del sistema capitalistico e del valore puramente euristico delle formule e delle equazioni a cui spesso fa ricorso.

– 5. Scrive Varoufakis:“Marx avvertì l’irreprimibile urgenza di domare persone come Citizen Weston che osavano preoccuparsi che un aumento del salario…potesse dimostrarsi una vittoria di Pirro se conseguentemente i capitalisti avessero spinto al rialzo i prezzi. Invece di solo discutere con persone come Weston, Marx era deciso a dimostrare con precisione matematica che sbagliavano, che erano antiscientifiche, grossolane, immeritevoli di seria attenzione”.

Esattamente: nel testo in questione (Salario, prezzo, profitto) Marx ribatte al rigido meccanicismo del cittadino Weston con argomenti che tendono a rintracciare la dinamica delle relazioni fra le diverse variabili prese in esame e al loro reciproco influenzarsi. E’ questo, io credo, il “modo serio” di discutere. E in effetti Marx aveva ragione: ma l’essenza del suo aver ragione non sta solo nei “risultati” – che forse sono validi ancor oggi – ma soprattutto nel metodo utilizzato, vale a dire nel non considerare mai l’universo socio-economico capitalistico come regolato da “leggi” trascendenti e assolute, valide magari, secondo l’economia volgare, per tutte le forme di produzione precedenti e dotate, perciò, di una sorta di universalità meta-storica. Al contrario, Marx pone in luce la dialettica immanente al sistema capitalistico che, diciamo così, è “costretto” a comportarsi secondo una logica dalla quale non può prescindere a meno di diventare qualcosa che esso non è. Ma, cosa ancora più importante, non è vero che Marx si “ostinasse a volere la storia, o il modello, ‘completa’, ‘conclusa’, l’’ultima parola”, come scrive Varoufakis. Non comprendo perché un marxista cada in questo equivoco. Ma forse lo comprendo e non gliene faccio una colpa: si tratta degli echi, presenti in noi tutti, di quel marxismo novecentesco che ha perduto il meglio dell’elasticità e della fluidità del pensiero di Marx sotto la spinta nefasta del dogmatismo e delle “Lezioni sul leninismo “ di G. Stalin.

– 6. La parte più interessante delle “Confessioni” di Varoufakis mi sembra, invece, quella relativa al periodo del tatcherismo. E’ lì, forse, che vengono in luce i nodi teorici più importanti che hanno via via spinto la sinistra comunista in una impasse dalla quale è lungi dall’uscire. Si potrebbe anche citare il Cile, ad esempio, o la Rivoluzione dei garofani in Portogallo . Sono questi argomenti sui quali, ancor oggi, varrebbe la pena di discutere approfonditamente a partire, io penso, dal tema della cosiddetta “centralità operaia” che tanta risonanza ebbe negli anni ’70. Si tratta di una fase nello sviluppo (o nell’inviluppo?) delle società capitaliste che forse, e in tal caso per forza di cose, sfuggì non solo all’osservazione, ma anche ai tentativi di previsione di Marx. Mi sembra, infine, che Varoufakis leghi la riflessione sul tatcherismo alla difficoltà – lealmente confessata – di proporre, oggi, un ‘agenda di sinistra “più radicale”. Non credo che nessuno di noi riesca a dargli torto su questo punto. Vedremo quello che succederà. E’ pur vero che il capitalismo è il modo più irragionevole e, insieme, più potente e maligno, che l’uomo abbia inventato per produrre e riprodurre la sua esistenza sulla terra. Ed è pur vero che la sua cecità è totale ed auto ed etero-distruttiva. Per concludere – ma senza concludere veramente – credo che l’ ipotesi di “salvare il capitalismo da se stesso” abbia una sua crepuscolare dignità. A patto però che si parli del capitalismo europeo e delle sue peculiari contraddizioni, di cui la Grecia paga attualmente il prezzo più alto. Ma è inutile nascondersi che qualsiasi ipotesi di una “ristrutturazione razionale” del capitalismo europeo deve fare i conti con la crisi del sistema di potere economico – militare nordamericano che sembra ormai orientarsi sempre di più ad una logica di guerra aperta economica e militare. Qui sta, io penso, la vera questione. Ed è terribile e dura e, se me lo consentite, richiede strumenti e capacità di analisi e organizzative che noi comunisti dobbiamo ancora, e di nuovo, costruire.
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◆ El que busca, encuentra...

“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
◆ Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
◆ Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
◆ Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
◆ Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
◆ Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
◆ Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
◆ Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
◆ Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
◆ Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
◆ Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
◆ Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
◆ Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
◆ Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us