"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

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"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

16/6/17

Karl Korsch & Karl Marx: oggi la sinistra rinasce se si riparte dalle origini

Aldo Tortorella

Sergio Sabattini ha scritto Da un altro tempo. Marx e Engels, la rivoluzione, la Russia (Edizioni Punto Rosso), un libro che è, come dice, il libro di una vita. Una vita spesa bene per i compiti rilevanti e difficili cui ha assolto come militante politico e dirigente comunista, ma anche, come qui possiamo leggere, per questa sua ininterrotta riflessione che ora rende pubblica. Spesso, quando si volge verso l’età più avanzata, si indulge al racconto delle proprie personali memorie. Si tratta di documenti sempre utili sia per i lettori che desiderano informarsi sul tempo passato, sia per gli storici professionali che hanno così modo di paragonare vari punti di vista interni a un medesimo tempo, a medesimi eventi, a medesime esperienze umane. Ma il testo di Sabattini è ben altra e più impegnativa impresa.
È un testo di riflessione storica e teorica, un itinerario dentro la storia e dentro il pensiero di coloro che insoddisfatti del loro presente e del futuro che esso prometteva – come furono gli iniziatori del movimento socialista – si sono sforzati di leggere la intima costituzione della società e dello stato al fine di prospettare un futuro migliore. Le autobiografie hanno bisogno di aprire solo i propri ricordi, per un lavoro come questo bisogna aprire e studiare molti libri per porsi le domande e ancor di più per cercare le risposte.
Un tale faticoso e ininterrotto lavoro, compiuto da chi è stato per tutta la sua vita un politico di professione, è un dato rilevante in se stesso in tempi in cui i politici per primeggiare studiano essenzialmente per farsi attori televisivi e che, qui da noi, acquistano tanto più potere se sono volontari o involontari attori comici.
Ma non è solo la quantità del lavoro che conta in questo sostanzioso volume. Conta la qualità, vale a dire la lettura critica dei testi presi in esame e le tesi prospettate attorno all’argomento prescelto e chiaramente esposto nella prima parte del volume che viene chiamata “introduzione” ma è da sola un ampio saggio sulle teorie della trasformazione sociale a partire dalla critica rivolta a Marx ed Engels – e a Kautski e Lenin – prima da Eduard Bernstein e poi da Karl Korsch, insigne studioso e comunista tedesco espulso dal Partito comunista di Germania negli anni ’20, quando quel partito, ma anche l’internazionale comunista, si avviava sulla strada dello scontro con la socialdemocrazia, scontro che favorì la presa del potere dei nazisti. Korsch è, esplicitamente, il teorico di riferimento dello scritto di Sabattini e l’ampia indagine che segue al saggio introduttivo nelle altre due parti del volume è dichiaratamente orientata a confermarne l’analisi critica dell’idea marxiana sulla rivoluzione.
Questa idea viene identificata da Korsch, lo dico all’ingrosso, con la originaria ispirazione blanquista. Blanqui, com’è noto, sostenne con assoluta costanza l’idea di rivoluzione come insurrezione – e passò quasi tutta la vita in galera. Marx ed Engels – che gli furono e gli restarono amici – dopo il 1848 romperanno con la Lega dei comunisti, per la quale avevano scritto il Manifesto, e con i blanquisti che la dirigevano in larga misura. Korsh, naturalmente, vede bene che la fase matura del pensiero di Marx rappresenta una rottura politica con l’idea di rivoluzione come colpo di stato armato.
Ma egli pensa che rimanga ferma l’opinione che l’idea della transizione al socialismo sia piuttosto il risultato di una elaborazione da portare alla classe operaia anziché il prodotto della sua soggettività, cioè delle sue lotte via via nate nella esperienza storica, per modo che starebbe qui l’origine del leninismo vale a dire della esplicita affermazione che la coscienza rivoluzionaria è elaborazione di una elite – costituita dal partito rivoluzionario – da portare al proletariato, le cui lotte spontanee non supererebbero mai la fase rivendicativa, o al massimo sindacalistica. La classe operaia in tal modo, si sostiene, diviene oggetto e non soggetto della rivoluzione e dei suoi sviluppi. Lo stalinismo diviene così l’espressione, sia pure degenerata, del leninismo, e questo non potrebbe essere separato dall’originaria ispirazione marxiana.
Sabattini, presentando la sua lunga fatica in una breve prefazione, si chiede se queste dispute antiche (che arrivano “da un altro tempo”, come recita il titolo) abbiano ancora un senso visto che tutto è cambiato. Lo stato creato dalla rivoluzione leninista è crollato. Il movimento comunista nato dalla terza internazionale si è dissolto. Il mondo è unificato nel mercato unico dei capitali e nel modello capitalistico interpretato da vari sistemi politici. Mancherebbe, cioè, il motivo del contendere.
La storia avrebbe già deciso. Io penso, al contrario, che così come non era vero che la costruzione sovietica staliniana per il fatto stesso di esistere fosse la prova della bontà di un metodo e del socialismo in marcia, così non è vero che la vittoria planetaria del capitalismo sia la prova della validità del sistema in cui viviamo e della sua indefinita parennità. Ritengo al contrario, che riflettere sul passato, come qui fa Sabattini, non solo è utile, ma è indispensabile, proprio quando le sconfitte sono più gravi e pesanti.
Il tempo in cui viviamo dimostra bene che era un’illusione pensare che lo scacco fosse solo dei comunisti ivi compresi quelli come i comunisti italiani che avevano seguito la linea della piena fedeltà alla democrazia. Sono in crisi radicale i socialdemocratici europei costretti, ove ancora contano, a far da sostegno ai centristi più o meno moderati.
Di fronte a questi fallimenti a sinistra, la sua parte più moderata ha pensato che fosse tutto da buttar via, anzi da rottamare e che bisognava affrettarsi a mutare non solo la pelle ma tutti gli organi interni, il fegato, il cuore e anche il cervello, facendosi liberal-democratici e neoliberisti, esecrando le parole antiche e nascondendo le antiche bandiere. Ma è venuta la grande crisi iniziata nel 2007 e non ancora finita così che sono entrati in crisi anche i liberal-democratici vagamente progressisti, come i democratici americani o i loro maldestri imitatori di casa nostra, vittime della loro indifferenza verso i prezzi che la globalizzazione capitalistica faceva pagare a tanta parte dei lavoratori delle metropoli.
E la crisi ciclica particolarmente grave non ha provocato, com’era mito antico, spostamenti a sinistra o al centro sinistra, ma in senso opposto, come accadde in vasta parte d’Europa nella crisi del ’29 e come viene accadendo oggi negli Stati Uniti oltre che in tanti paesi europei. La classe operaia dei paesi economicamente più sviluppati propende in buona misura verso movimenti di protesta spesso apertamente di destra.
Uno dei maggiori teorici dell’operaismo italiano, ora esponente del partito al governo, ha confinato nella sua giovinezza la propria dottrina spontaneista, dichiarando di essersi accorto nel corso degli anni che gli operai vogliono solo un po’ di aumenti del salario e qualche miglioramento delle norme lavorative. La sinistra senza popolo dà la colpa al popolo che se ne va da un’altra parte, l’operaismo senza operai dà la colpa agli operai, colpevoli di non aver mai saputo di essere la “rude razza pagana” che “scala il cielo” e si abbandona ad altre simili improbabili imprese.
Dunque, riprendere seriamente il filo di una discussione che ha le sue origini lontane nel tempo che il libro di Sabattini rievoca dovrebbe servire a colmare una lacuna che è diventata un mare di ignoranza colpevole. Insisto nel credere che il peggior guaio del nuovismo di ieri e delle rottamazioni di oggi non sia stato nell’ oblio dei meriti del passato ma nella rimozione d’ogni ricerca sugli errori e sulle loro cause, procedura molto più difficile e dolorosa di qualunque abiura. Asserire che “tutto era sbagliato” ha lo stesso effetto di dire che “tutto era giusto”: non c’è più niente da sapere, da indagare, da scoprire.
Dunque esaminare minutamente (com’è nella seconda parte del volume) le origini stesse della vocazione rivoluzionaria dei due giovanotti che poi scriveranno il manifesto dei comunisti e saranno tramandati ai posteri come canuti barboni, riprendere in mano la Reinische Zeitung (la loro Gazzetta Renana), le loro opere giovanili, i pensieri affidati alla loro corrispondenza per vedere l’origine di un pensiero e delle sue lacune è un’operazione non solo interessante, ma meritoria perché si sforza di fornire alla tesi di Korsch un ulteriore fondamento. Così come l’indagine sulla storia russa e sulle correnti rivoluzionarie che la percorrono dall’ottocento, che costituisce la terza parte, fa capire bene le premesse di quella che sarà l’esperienza di Lenin. Tra l’altro, visto che di questi tempi si fa un gran parlare, spesso a sproposito, di populismo, che è corrente nata e cresciuta in Russia, qui ve n’è una nutrita narrazione e analisi, anche per il rapporto che ci fu con il vecchio Marx.
Riprendere la critica di Korsch – comunque – è certamente utile non solo in sede accademica per chi voglia oggi ripensare e costruire una sinistra che non c’è più. Tuttavia, anche se non se non se ne può disconoscere la fondatezza per ciò che riguarda l’avvio della esperienza marxiana, credo che andrebbe anche ricordato che è molto arduo parlare di una dottrina della rivoluzione in Marx se non negli anni giovanili.
La unica esposizione ch’egli, nella maturità, fece seppure succintamente della sua visione del processo storico sta, come ci insegnano gli specialisti della materia, nella ben nota prefazione a “Per la critica dell’economia politica” del ’59 ed è qui che esprime il pensiero su cui Gramsci tornerà a più riprese nel carcere e cioè che nessun sistema economico e sociale perisce finché non abbia espresso tutte le sue potenzialità e un altro non abbia iniziato a sorgere nel suo seno. Qui, in sede teorica, non c’è più alcuna traccia di blanquismo e anzi su questa base Engels, che come si sa va tenuto ben distinto dal suo amico e sodale, potrà tendere, forzando il pensiero di Marx, a forme di determinismo storico anche sotto l’influenza del darwinismo e del positivismo.
Forse, una più attenta considerazione dovrebbe essere posta alla trascurata e vilipesa corrente del socialismo neokantiano che fiorì in Germania in quella scuola di Marburgo cui Sabbatini fa cenno citando alcuni passi di Cohen che ne fu il principale esponente. Quella scuola riduceva forse eccessivamente l’idea socialista ad un imperativo morale e dunque parve contraddittoria rispetto alle analisi di fatto suggerite dall’analisi del Capitale di Marx e presenti nella disputa che opponeva Bernstein a Kautski ma anche alle lucide analisi di Rosa Luxemburg che invitava a guardar bene la tendenza alla crisi del modello capitalistico e ammoniva a non pensare alla democrazia borghese come una realtà stabile dato che quando le forze dominanti si vedessero perdute ricorrerebbero a forme repressive e dittatoriali, com’è avvenuto e come può avvenire ancora.
Ma alla Luxemburg dobbiamo anche l’ammonimento a Lenin che dissolve la Costituente quando, dal carcere, gli ricorda che un partito unico, cioè la soppressione del dibattito e dello scontro democratico delle idee, vuol dire un destino di burocratizzazione e dunque alla lunga anche la morte del partito – com’è in effetti avvenuto. E le dobbiamo anche il grande insegnamento morale con cui ha suggellato la sua vita.
Era contro l’insurrezione spartachista di Berlino del ’19, ma quando la insurrezione fallisce rifiuta di fuggire, come altri capi, per condividere la sorte dei compagni lavoratori : e così viene catturata e trucidata assieme a Karl Liebknecht. Forse il movimento socialista e comunista avanzarono nelle coscienze finchè sono stati anche una scuola di superiore etica pubblica e sono decaduti quando hanno cessato di esserlo. Oggi si dice che il Papa cattolico è l’unica voce di sinistra perché predica dei principi etici che dovrebbero essere elementari tra cui quello che bisogna stare dalla parte dei poveri o che le guerre sono utili solo ai mercanti di armi. A forza di dire che non basta dire queste ovvietà, la sinistra si è dimenticata il motivo per cui tanto tempo fa è venuta al mondo. Poi ha fatto tanti errori, ma il principale è stato quello di barattare l’anima con il potere, perdendo entrambi.
Non è tempo perduto interrogarsi sulle origini. Oggi se si vuole far rinascere una sinistra degna è dal rifacimento dei fondamenti che bisogna partire. Così com’è ora, questa terra è invasa dalla gramigna e dalle male piante. I vecchi, se ne sono capaci, possono solo dissodare il terreno, come fa questo libro di cui va ringraziato Sabattini. Spetterà ai più giovani la nuova semina.
http://www.ilmanifestobologna.it/

◆ El que busca, encuentra...

“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
◆ Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
◆ Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
◆ Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
◆ Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
◆ Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
◆ Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
◆ Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
◆ Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
◆ Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
◆ Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
◆ Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
◆ Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
◆ Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us