"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

25/5/17

Hegel: lo Stato perfetto (e la spina di Marx)

Fulvio Papi

Cerchiamo di mettere in luce, riassumendoli, alcuni temi centrali della “Filosofia del diritto” di Hegel scritta nel 1820 quando aveva la cattedra di filosofia all’Università di Berlino. Gli studiosi di Hegel hanno spesso considerato i famosi scritti jenensi di Hegel dal 1801 al 1806 come precedenti importanti della “Fenomenologia dello Spirito” del 1808 come della “Filosofia del diritto”, anzi questi scritti giovanili mostrano spesso una ricchezza tematica più ampia delle successive opere a stampa. Inoltrarci in questa ricchissima selva filosofica vorrebbe dire perdere di vista la strada teorica che Hegel ha poi codificato come sua filosofia resa pubblica. Tuttavia su un tema molto generale si può trovare una linea di continuità.

G.H.F. Hegel & Karl Marx
✆ David Levine
Molti anni fa, siamo agli inizi degli anni Cinquanta, Mario Rossi (un amico di grande valore perduto immaturamente), studiando proprio gli scritti jenensi notava che “la preminenza assoluta di valore della determinazione politica serve a comprendere e a risolvere in sé le determinazioni sociali”. Vale a dire che ogni figura sociale, l’agricoltore, l’artigiano, il medico, il professore vanno compresi nel significato spirituale che essi hanno nella struttura ideale, unitaria e organica dello stato.
Hegel, all’inizio dell’Ottocento, conosceva le opere di Ferguson, sociologo e storico, Say, Smith, Ricardo, e classici della economia politica. Questa conoscenza ha portato a ritenere che Hegel, avendo nozione di queste opere, avesse anche una immagine teorica della società “borghese” che stava nascendo su una base capitalistica. Detta così questa proposizione non è vera. E qui è necessaria una considerazione generale intorno a che cosa sia la conoscenza di opere e quale senso esse possano avere in un tessuto interpretativo.
Hegel, per esempio, aveva certamente conosciuto bene i concetti di lavoro, di divisione sociale del lavoro, dello scambio come forma della razionalità economica, ma non aveva compreso che questi concetti erano il riflesso intellettuale di una trasformazione del mondo che, in prospettiva, avrebbe rovesciato completamente il rapporto tra economia e struttura e potere politico. 
PDF
Per Hegel la dimensione economica non aveva affatto questa potenzialità, anzi (come avevo accennato in precedenza) era regolata dalla struttura politica che riconosceva all’essere umano, alla sua natura, il bisogno, l’alimentazione, la difesa delle numerose possibilità oppressive del mondo, e il godimento sessuale. L’uno e l’altro, tuttavia, compresi in una antropologia che certamente riconosceva la materialità dell’esistenza, ma la sottoponeva alla superiore legislazione dello Spirito che aveva la sua realtà oggettiva nella forma dello stato politico.
Questa è una forma di pensiero in cui la dimensione dello Spirito dà un ordine e un senso a tutte le forme ideali che dominano storicamente la vita sociale. Nella “Fenomenologia dello Spirito” si dà il rapporto tra il lavoro, struttura indispensabile della vita, e le forme delle autocoscienze. Tuttavia nella dialettica storica, il lavoro è contemporaneamente necessario, sottinteso e obliato.
Avvicinandoci alla “Filosofia del diritto” sappiamo già quale sia la forma del pensiero che condiziona Hegel nell’analisi della famiglia, del lavoro, del funzionamento politico dello stato. Tuttavia è molto comune l’osservazione secondo cui in tutte le opere di Hegel è sempre il pensiero che disegna nel mondo la forma della realtà, nella “Filosofia del diritto” invece vi è un rovesciamento di questa prospettiva, per cui si dice comunemente che Hegel ha descritto nella sua opera la forma materiale dello stato prussiano e l’ha trasformata in una realtà dello Spirito che governa il mondo.
E qui si possono fare due osservazioni storiche. Nel 1830 vide chiaramente il senso di quella rivoluzione parigina che portò al trono “Philippe égalité” e che assunse come proprio emblema la proposizione “arricchitevi”. Hegel fu costretto in una celebre lettera, alla vigilia della morte, ad accorgersi che era la potenza del denaro, icona fondamentale del costume pubblico, a investire ogni fascia sociale e ogni desiderio umano, così che andava definitivamente perduto l’ordine spirituale del mondo, sottoposto alla organizzazione ideale, politica e burocratica dello stato.
Si può dire che i romanzi di Balzac sono l’interpretazione della vita sociale che oscurava il modello idealistico hegeliano.
La seconda osservazione mette in relazione il monumento della “Filosofia del diritto” con quelli che nel 1815 erano stati i risultati, del resto faticosi, della conferenza di Vienna che restaurava l’ordine degli stati monarchici e assolutisti, e doveva cancellare ogni traccia della rivoluzione francese, nel potere politico, nella cultura, nel costume. Hegel, cancellava anche se stesso che da studente aveva piantato l’albero della libertà, e da filosofo maturo aveva definito Napoleone come “lo Spirito del mondo a cavallo”: Napoleone nella sua realtà politica e militare rappresentava nel mondo lo svolgimento temporale dello Spirito.
E, considerato che più di una volta ha usato il modello della storia contro-fattuale che è utile per disporre di una possibilità di comprendere i fatti accadenti che nemmeno Dio potrebbe cambiare, ora non è del tutto futile domandarci se a Waterloo, Napoleone avesse vinto come poteva se non per un errore di strategia militare incredibile per il suo genio, come si sarebbe orientato il pensiero di Hegel?
Questa osservazione ha un suo valore teorico solo in quanto conduce a considerare che ogni opera filosofica va considerata in ordine alla pluralità di contingenze da cui nasce e di cui porta il segno nella forma del pensiero (del comporre l’opera).
Della “Filosofia del diritto” prenderò in esame la terza parte, l’eticità che coinvolge l’antropologia secondo la sua forma ideale. L’inizio del mondo etico è la famiglia che, con il matrimonio, l’educazione dei figli, la dimensione patrimoniale (sono temi decisivi della letteratura inglese del ‘700), conduce all’oggettività sociale anche la fondamentale struttura del desiderio, potenzialmente decostruttiva di un ordine oggettivo necessario per un buon equilibrio sociale. Fuori dall’istituzione matrimoniale passione sensibile e innamoramento ideale ma esplicito sono considerati elementi negativi e pericolosi per l’ordine sociale. Del resto un’eco di questa posizione idealista e statalista si aveva, fino a non moltissimo tempo fa, anche nel codice penale italiano, almeno per quanto interessa la figura femminile.
Zizek che è un pensatore contemporaneo di grande cultura e notevole originalità (talora eccessiva) nota che l’oscuramento del sesso e del desiderio mostra uno Hegel nascostamente materialista. Sappiamo che in Hegel questa dissonanza era risolta in una moralità oggettiva. Ma, ovviamente, potremmo dire: “quale moralità oggettiva?” E qui potremmo rivolgere la nostra attenzione alle radici cristiane. Sappiamo che S. Paolo considerava il matrimonio come soluzione delle pulsioni sessuali, ma senza grande conoscenza poiché, in ogni caso, anche il desiderio codificato portava lontano dalla devozione a Dio. Quanto all’oggettività il tema della religione del popolo era proprio della giovinezza filosofica di Hegel, ed è di grande rilievo nella “Fenomenologia dello Spirito”. Il rapporto tra religione e stato è considerato positivamente da Hegel: il ministero pastorale con i valori morali che sostiene collabora a formare il tessuto etico dello stato. Anche se è solo la costituzione dello stato che crea la figura etica del cittadino. Questa posizione avrà il suo seguito negli hegeliani italiani profondamente laici.
La società civile nasce da quello che Hegel chiama “il sistema dei bisogni” che altro non è che la forma sociale in cui si manifesta la condizione naturale dell’uomo. È il lavoro che nell’uomo può appagare la sua naturalità, ed è il lavoro che produce ricchezza con un effetto positivo per tutta la comunità, dato che la ricchezza di ognuno ha un effetto positivo fondendosi nella ricchezza collettiva.
Questa considerazione rispetto al rapporto tra ricchezza privata e ricchezza collettiva può richiamare la ripetizione del modello di Smith sulla divisione sociale del lavoro come forma immanente di razionalità che provoca un beneficio collettivo. È ovvio rilevare che Hegel non dà nessuna importanza a quelle che a noi paiono non rilevanti differenze sociali che tali appaiono dal momento in cui il ceto sociale disagiato ha potuto prendere la parola rivendicando la sua identità. Per Hegel è come valesse a pieno la tradizionale concezione neoplatonica per cui ciascuno ha il suo posto nel mondo.
L’amministrazione sociale avviene attraverso la “classe generale” che è la burocrazia dello stato, il processo economico ha un suo equilibrio e ha il suo fondamento nell’agricoltura (la tesi è fisiocratica e appare uguale anche nella Fenomenologia dello Spirito), il suo sviluppo nell’artigianato, nella manifattura e nel commercio.
Per avere un’idea di quale fosse la situazione economico-sociale della Germania del tempo basta leggere il “Wilhelm Meister” di Goethe. La burocrazia ha il compito di organizzare l’insieme “secondo gli interessi dello stato”. Il cittadino, quando lo stato è in pace ha il compito che possiamo leggere: “L’individuo si dà realtà, soltanto in quanto esso viene nell’esistenza in genere, quindi nella particolarità determinata, e quindi, si limita esclusivamente a una delle cerchie particolari del bisogno. I sentimenti etici in questo sistema sono, quindi l’onestà e la dignità di classe, cioè diventare, per propria determinazione, mercé la propria diligenza e attitudine, componente di uno dei momenti della società civile, e conservarsi come tale”. L’individuo, nell’attività che esplica al meglio possibile trova la sua moralità, potremmo anche dire il suo senso, in un comportamento che ne fa un elemento fondamentale dello stato.
Ci sono a questo proposito tre critiche fondamentali. L’uno di tradizione anglosassone, per tutti la posizione di Popper sullo storicismo, che vedono schiacciata dallo stato la libertà personale di intrapresa nel mondo dell’individuo. Sappiamo in questa prospettiva che storicamente l’individualismo ha la sua radice nella dimensione economica. La seconda nasce come critica religiosa in Kierkegaard secondo cui l’identità tragica di ogni individuo è la sua condizione di creatura a fronte dell’irraggiungibile infinità di Dio. Da questa posizione derivano gli elementi fondamentali dell’esistenzialismo laico. La terza critica vede in questa struttura statualistica l’assoluta mancanza di una qualità politica dell’individuo che appartiene ad una comunità che ha sovranità politica come “popolo”. E qui certamente sullo sfondo troviamo il pensiero di Rousseau.
Al contrario per Hegel, la famiglia, per quanto riguarda l’individuo, la corporazione per quanto riguarda il lavoro, sono le forme che, nel “mondo dei bisogni”, costituiscono le basi materiali dello stato politico.
Il potere politico appartiene all’assoluta sovranità dello stato fisicamente incarnata nella figura del re. Per certo senso qui ritroviamo, a rovescio, il celebre discorso di Saint Just alla Convenzione: se il simbolo del potere è fisicamente il re, il superamento politico di quel potere è la morte del re.
Quindi l’uso dell’aggettivo “incarnata” non è a caso. Poiché Hegel sostiene che il potere assoluto deve spettare alla figura fisica del re, poiché sarebbe impossibile governare senza una volontà che ha la sua radice in un corpo. Va detto però che questo era il modo per Hegel per mettere in ombra la giustificazione divina del potere regale. Il popolo non ha alcun diritto politico, ma solo la possibilità, nel suo ordine di partecipare a una comunità statale etica e universale.
Su questi temi vi è un orizzonte critico pressoché contemporaneo, molto diffuso e corretto, che ha il suo centro teoretico nella filosofia di Feuerbach, e la sua diffusione sociale nel “giovani hegeliani”. La critica più nota è questa: i giovani hegeliani rivendicavano la sovranità politica per il popolo come realtà obiettiva degli individui sociali. A questo gruppo di prussiani “ribelli” la parola “popolo” veniva nel significato francese e, ovviamente, il tema dei diritti politici dalla grande Rivoluzione. A questa critica si aggiungeva quella del giovane Marx che già dodici anni dopo la morte di Hegel 81843) sosteneva che i diritti politici erano solo un’eguaglianza spirituale, mentre nella società civile rimaneva consolidata la differenza economica. È una critica notissima, e noi prenderemo un’altra strada che ci condurrà alla dissoluzione dello stato hegeliano nella situazione europea da decenni successivi sino al Novecento, dopo gli importanti movimenti che nel 48 condussero alle costituzioni politiche. Si può anche dire che le critiche dei giovani hegeliani degli anni Trenta avevano vinto. Ma è un’osservazione storica contemporanea poiché l’influenza di quei gruppi, quando vi fu, restò per lo più chiusa nella provincia tedesca.
La conclusione della “Filosofia del diritto” apre in direzione della “storia universale”: per Hegel l’universalità etica degli stati ne fa delle figure storiche individuali una necessaria competizione tra loro, cosicché la guerra è il momento più elevato dello stato, e gli uomini del “sistema dei bisogni” ora come soldati incarnano con il rischio della morte la profonda eticità dello stato che si incarna nella loro vita. Dal punto di vista filosofico si può notare che il processo più elevato di idealizzazione conduce nella dimensione tragica della morte, la morte dell’individuo e la realizzazione dell’universale storico.
La prospettiva che abbiamo evocato tiene conto certamente delle guerre napoleoniche e tuttavia dal punto di vista della concezione del conflitto tra stati può anche evocare la visione della guerra dell’ultimo Kant, della “Pace perpetua” sugli stati-principe in guerra tra loro per ottenere espansioni territoriali.
La realtà si modificava in modo molto lontano dalle prospettive di Hegel. Quello che per il filosofo era il “sistema dei bisogni”, diventava, al contrario, negli stati europei uno sviluppo economico molto potente al punto di divenire un elemento centrale della politica nazionale degli stati. La conflittualità non consisteva nell’incontro-scontro di individualità etiche, ma nella difesa che la politica di ogni stato metteva in atto per incrementare e difendere il proprio sviluppo economico in competizione con gli altri stati.
Ed è in questa prospettiva, unita allo sviluppo del capitale finanziario, che nel nuovo secolo si manifestava la competitività degli stati dal punto di vista della loro potenzialità economica. Era il sorgere dell’imperialismo europeo analizzato da Hilferding e da Lenin. Lo stato hegeliano dei trattati viennesi del 1815, della prevalenza del capitale fondiario, non esisteva più. Esisteva invece la guerra come risoluzione delle competitività imperialistiche delle potenze. Della possibilità di una guerra se ne parlava dall’inizio del secolo, nel 1914 si realizzò la prima catastrofe che segnò il suicidio della costruzione civile europea che fino ad allora era stata costruita.
http://casadellacultura.it/

◆ El que busca, encuentra...

Not@s sobre Marx, Engels y el marxismo

— Notas sobre los 150 años de la primera edición de El Capital
António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité

— Notas notables
Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión.es
Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
Héctor Salazar: Marx, dos aspectos fundamentales en su desarrollo: dialéctica y tránsito del idealismo al materialis — Marx desde Cero
Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
Vincent Présumey: 1837-1848: Suivi des écrits de Karl Marx: entre Epicure et Hegel - I — Mediapart
Vincent Présumey: 1837-1848: Suivi des écrits de Karl Marx: combat pour la démocratie - II — Mediapart
Vincent Présumey: 1837-1848: Suivi des écrits de Karl Marx: de la critique de Hegel à la critique de la société - III — Mediapart
Vincent Présumey: 1837-1848: Suivi des écrits de Karl Marx: charges critiques avec F. Engels - IV — Mediapart
Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo
Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas de actualidad
Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
Homenaje a Wenceslao Roces, traductor de Marx — Club de Traductores de Buenos Aires
César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol
Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
Alessandro Cardinale: Wolfgang Fritz Haug, la Neue Marx-Lektüre e la «Prasseologia» — Materialismo Storico
Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
Pourquoi Karl Marx revient-il à la mode? — Radio Télévision Belge
Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
Presidente chino Xi Jinping pide profundo entendimiento de marxismo — Xinhua
Petits faits et grandes idées: Karl Marx, vie quotidienne — Le Monde
Beatrice Debiasi: Il robot decreterà la fine delle dottrine di Marx? — Secolo Trentino
Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
Milliere Guy: Le fascisme de gauche gagne du terrain — Les 4 Vérités
Nelson Fernández: Los hijos uruguayos de Adam Smith y Karl Marx — El Observador
José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Entrevistas
Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” Agencia de Informaciones Mercosur AIM
Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
Eduardo Mackenzie: El joven Karl Marx — Debetae.
La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente
: "Le jeune Karl Marx", révolution et académisme — Le Suricate.
Annie Coppermann: "Le jeune Marx": La genèse du "Capital" — Les Echos
Patrice Cailleba: "Le jeune Karl Marx" et la longue genèse du "Capital" — The Conversation
Olibier Barlet: "Le jeune Karl Marx", de Raoul Peck — Africultures

— Notas sobre el maestro István Mészáros
Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us