"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

◆

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

18/9/16

L’attualità della riflessione del giovane Marx

Karl Marx ✆ Valentinionescu
Renato Caputo

L’opera di Karl Marx (1818-1873) ha avuto un’eccezionale influenza sulla formazione del mondo contemporaneo, tanto che durante il secolo breve l’accettazione o meno delle sue teorie ha costituito un vero e proprio discrimine in ambito non solo politico, ma più in generale culturale. È stato certamente fra i pensatori più influenti della storia della filosofia, dell’economia, della sociologia, della storiografia e delle scienze politiche. In alcuni Paesi le sue opere sono state pubblicamente bruciate e sono tutt’ora vietate, in altri sono divenute un’ideologia di Stato, al punto d’assurgere al ruolo svolto precedentemente dalla religione. 

Il successo dell’opera marxiana è indissolubilmente legato ai rapporti di forza fra le classi sociali, a dimostrazione di una tesi fondamentali della sua Weltanschauung in cui la teoria è indissolubilmente legata alla prassi: i prodotti del pensiero non possono essere considerati come se fossero a sé stanti, dotati di una storia autonoma, ma sono parte integrante dei rapporti sociali che si sono stabiliti nel corso storico fra gli uomini, profondamente condizionati dagli interessi materiali ed economici. Il sorgere e la fortuna del pensiero di Marx sono legati, dunque, indissolubilmente all’emergere e all’acquisire coscienza di sé come classe del proletariato moderno, ovvero dei lavoratori salariati che per riprodursi sono costretti a vendere come merce la propria capacità di lavoro.

Marx è nato a Treviri (Trier) nella Germania occidentale nel 1818, assegnata dopo il Congresso di Vienna alla Prussia, in una famiglia borghese. Siamo in piena Restaurazione anche se forti sono in questa città universitaria al confine con la Francia le influenze della Rivoluzione francese. Il padre, un’illuminista laico di origine ebraiche divenuto luterano per sottrarsi alle discriminazioni, intendeva fargli studiare giurisprudenza a Bonn. Qui è attratto dalla cultura romantica, con cui entra in contatto seguendo le lezioni di W. A. Schlegel. 

Dopo esser passato all’università di Berlino, Marx è profondamente influenzato dal fascino della filosofia di Hegel, che aveva insegnato in questa città fino a 5 anni prima, che conosce grazie alle lezioni di un suo discepolo decisamente radicale: Eduard Gans. Decide così di passare agli studi filosofici e si lega agli ambienti dei giovani della sinistra hegeliana, punto di riferimento intellettuale per l’opposizione progressista (Vormärz) che preparerà il terreno per la rivoluzione del 1848.

Nel 1841 discute la tesi di laurea: Differenze tra la filosofia di Democrito e di Epicuro, che testimonia l’interesse del giovane Marx per il materialismo non deterministico di quest’ultimo e per una visione del mondo scientifico-filosofica che contrappone a quella mitologico-religiosa allora dominante. 

Marx a causa della repressione dell’opposizione radicale deve rinunciare come altri esponenti della sinistra hegeliana alla carriera accademica. Dal 1842 lavora alla Gazzetta Renana, giornale degli intellettuali radicali e principale organo dell’opposizione, di cui diviene redattore capo. Chiuso il giornale dalla censura, Marx si rifugia a Parigi, ove redige la rivista Annali Franco-Tedeschi con Ruge, Heine ed Engels.

Influenzato dalla critica di Feurbach, il fondatore dell’ateismo filosofico moderno, alla filosofia speculativa, nel 1843 Marx lavora alla Critica della filosofia hegeliana del diritto. Secondo Marx l’errore della posizione idealista di Hegel consisterebbe nel pretendere di partire dall’idea dello Stato, per cui la realtà storica e sociale sarebbe, a causa di questo misticismo logico, prodotta da un’astrazione intellettuale. Al contrario per Marx il pensiero è prodotto dalla realtà, così lo stesso Stato astratto, ideale, di Hegel si rivelerebbe essere in realtà una giustificazione ideologica dello Stato reale, prussiano.

Marx rovescia anche il primato sostenuto da Hegel dello Stato sulla società civile, sfera in cui i rapporti fra gli individui sono regolati dall’utile e dall’interesse. Nel modo di produzione capitalista, infatti, lo Stato politico viene subordinato agli interessi economici della società civile borghese. Tanto più che Marx non intende come Hegel battersi per un dominio politico dello Stato sulla società civile, ma intende riassorbire progressivamente le funzioni di dominio, necessariamente autoritarie, dello Stato nella società civile, realizzando così una democrazia integrale e diretta [1].

Nel primo scritto degli Annali Franco-tedeschi, Introduzione alla critica della filosofia hegeliana del diritto (1844), Marx dimostra di aver fatto propria la critica di Feurbach alla religione che, però, intende radicalizzare estendendola al piano sociale. La religione, in effetti, per Marx non può esser considerato il fondamento, come sostenevano i giovani hegeliani, della limitatezza mondana, ossia delle contraddizioni storiche e sociali, ma come una loro necessaria conseguenza. La religione, infatti, è per Marx espressione della miseria reale degli uomini e al contempo costituisce una forma inconsapevole di protesta contro di essa. Perciò per superare l’alienazione non basta riconoscere la divinità come un prodotto della storia umana, ma occorre appagare e risolvere quei bisogni che, insoddisfatti, rendono necessario il ricorso dell’uomo alla religione, perciò definita da Marx oppio del popolo. Le masse popolari, per sfuggire alle tragiche condizioni reali di oppressione e sfruttamento cercavano rifugio in un mondo artificiale in cui gli ultimi sarebbero divenuti i primi. Non potendo cogliere in modo razionale, filosofico e scientifico, le motivazioni reali della propria condizione di oppressione, i subalterni la considera come un dato di fatto – per altro giustificato religiosamente dal peccato originale – cercando consolazione nei paradisi artificiali del cristianesimo [2].

Dunque, a parere di Marx l’emancipazione religiosa non può che essere la conseguenza di una emancipazione politica che però, a sua volta – come dimostrano gli Stati Uniti in cui si stava affermando la democrazia moderna sulla base del genocidio degli autoctoni e la schiavitù dei neri – presuppone necessariamente l’emancipazione socio-economica. Tali temi sono al centro del secondo scritto pubblicato da Marx negli Annali Franco-tedeschi: Sulla questione ebraica (1844), recensione critica a Sulla questione ebraica di Bruno Bauer, le cui posizioni sono così sintetizzate:
“La forma più rigida del contrasto tra l'ebreo e il cristiano è il contrasto religioso. Come si risolve un contrasto? Rendendolo impossibile. Come rendere impossibile un contrasto religioso? Eliminando la religione. Quando ebreo e cristiano riconosceranno che le reciproche religioni non sono altro che differenti stadi di sviluppo dello spirito umano, non sono altro che differenti pelli di serpente deposte dalla storia, e che l'uomo è il serpente che di esse si era rivestito, allora non si troveranno più in rapporto religioso, ma ormai soltanto in un rapporto critico, scientifico, umano”. 
Tuttavia per Marx l’emancipazione politica, il superamento in uno Stato liberal-democratico dell’ancien régime, non costituisce, come si illudevano Bauer e la sinistra hegeliana, la forma ultima dell’emancipazione umana, dal momento che l’astratta eguaglianza politica non pone in discussione, anzi finisce con l’occultare le reali diseguaglianze socio-economiche. L’emancipazione politica non emancipa l’uomo reale, terreno, bensì l’uomo astratto, il cittadino di uno Stato in cui l’eguaglianza giuridica e politica cela la crescente polarizzazione fra le classi sociali.

Tornando alla critica all’idealismo, che considerava centrali le idee nella storia, Marx al contrario considera le idee espressione della vita materiale ovvero del differente, dal punto di vista storico e politico, modo di produzione della vita materiale. Perciò, stimolato dalle riflessioni che Friedrich Engels pubblicherà in La condizione della classe operaia in Inghilterra – dopo aver fatto tirocinio nell’industria tessile del padre a Manchester – Marx affianca agli studi storico-filosofici gli studi economici. Da qui i cosiddetti Manoscritti parigini del 1844 pubblicati postumi in Urss nel 1932 con il titolo di Manoscritti economico-filosofici.

In essi Marx non si limita ad assimilare l’economia politica elaborata precedentemente dalla borghesia, quando era una classe rivoluzionaria, ma ne fa una critica, dal momento che anche le più avanzate teorie economiche consideravano il modo di produzione capitalistica il punto di arrivo della storia umana. Al contrario per Marx il capitalismo genera il proletariato, di cui sfrutta la forza lavoro, appropriandosi anche del lavoro non retribuito.

Nei Manoscritti parigini Marx analizza in particolare l’alienazione o estraniazione prodotta dal lavoro salariato. Il concetto di alienazione era centrale nella filosofia di Hegel, anche se indicava essenzialmente uno stato in cui l’autocoscienza dell’uomo era fuori di sé e tendeva a perdersi. Dunque Hegel si serviva di tale concetto solo terreno del pensiero, anche perché secondo la sua concezione idealista del mondo l’uomo è essenzialmente pensiero, autocoscienza. Tanto più che a Hegel interessa essenzialmente la comprensione della realtà – come sottolinea prendendo come metafora della sua concezione della filosofia la nottola di Minerva che si alza in volo sul fare della sera, ovvero quando il momento dell’azione è terminato – e non avvertiva la stessa esigenza di Marx per la sua radicale trasformazione.  Del resto Hegel considerava il protagonista dello sviluppo del reale-razionale lo spirito assoluto, che a parere di Marx era una nuova forma di auto-alienazione dell’uomo, non distante da quella propria della visione del mondo religiosa.  

Perciò con il concetto di alienazione Feurbach aveva denunciato il processo per cui l’uomo arricchisce la divinità di attributi che sottrae a se stesso. Marx sviluppa sul piano socio-economico tale processo di alienazione indicando l’estraneità fra il lavoratore e il suo lavoro in quanto: in promo luogo il proletario moderno non dispone del prodotto del suo lavoro, che è proprietà del capitalista e, accrescendo il suo capitale, diviene un oggetto estraneo che domina il lavoratore. Dunque come per Feurbach quanti più attributi l’uomo alienava nella divinità da lui prodotta, tanto più impoveriva se stesso, così per Marx quanto più il proletariato moderno produce, tanto più è soggiogato dal prodotto del proprio lavoro.

In secondo luogo, il lavoratore salariato nel lavoro si aliena, in quanto non si realizza in esso, dal momento che il lavoro è divenuto solo uno strumento per conseguire il salario che gli consente di riprodursi. Considerato che l’uomo si distingue dagli animali proprio per la sua libera attività consapevole e la storia è perciò considerata da Marx storia dell’autoproduzione dell’uomo grazie al proprio lavoro, con l’alienazione l’essenza dell’uomo diviene uno strumento, un mezzo per sopravvivere, ossia all’uomo diviene estranea la sua stessa essenza, mentre gli restano unicamente le attività proprie della vita animale, come la nutrizione, il riposo, la riproduzione, ecc. Infine, il lavoro salariato nega l’essenza dell’uomo anche in quanto animale sociale, perché invece di essere un luogo di incontro e arricchimento reciproco diviene il teatro della lotta di classe fra il padrone, che vuole spremere al massimo la forza-lavoro che ha acquistato dal salariato e quest’ultimo che cercherà di limitare al massimo il proprio sfruttamento.

Per superare questa forma moderna di alienazione occorre, a parere di Marx, eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione e di riproduzione della forza lavoro. Solo così, con la realizzazione di una società in cui saranno proprietà sociale, comune, l’uomo si riapproprierà della propria essenza di artefice della propria storia [3].
Note
[1] Per approfondire queste questioni cfr. Marx e noi: Stato e società civile
[2] Per approfondire questi temi rinvio a Marx e il bisogno di religione
[3] Su tali tematiche mi permetto di rinviare a La lotta per l’egemonia oggi 
http://www.lacittafutura.it/

◆ El que busca, encuentra...

“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
◆ Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
◆ Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
◆ Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
◆ Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
◆ Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
◆ Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
◆ Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
◆ Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
◆ Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
◆ Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
◆ Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
◆ Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
◆ Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us