"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

9/10/13

La crisi di Keynes

John Maynard Keynes
✆ Graziano Origa
Antonio Pagliarone  |  Un amico mi ha segnalato l’articolo di Vladimiro Giacchè La crisi di Karl | Lo spettro della bolla che si aggira per la realtà apparso sul Manifesto del 2 Ottobre dandomene copia e pregandomi di fare delle annotazioni. Innanzitutto ha ragione Giacchè nel sottolineare che l’attuale crash economico su scala globale pur apparendo come una crisi finanziaria va spiegato andando a riprendere le categorie marxiane, senza alcun vincolo ideologico. Occorre precisare però che lo stesso Giacchè cade in errore quando considera che l’origine della crisi stia nella “sovrapproduzione” a causa dell’eccesso di credito che avrebbe spinto il capitale produttivo ad andare al di là dei suoi limiti proprio perché ha a disposizione eccessi di capitale per investimenti produttivi da una parte ed eccessi di disponibilità monetaria per incentivare il consumo, tesi che si trova abbastanza diffusamente anche presso osservatori ed economisti che hanno resuscitato il keynesismo. Secondo Giacchè quindi, citando un breve passaggio di Marx, vi sarebbe una correlazione diretta tra andamento del credito e sovrapproduzione ma non ce lo dimostra empiricamente. Il problema invece sta nel fatto che il modo di produzione capitalistico ha subito delle radicali modificazioni nel corso degli ultimi quartant’anni (dopo la famosa crisi della metà degli anni 70) e la crisi attuale non è altro che il prodotto di una dinamica di lungo periodo del saggio del profitto poiché sta proprio nella possibilità di conseguire profitti l’aspetto fondamentale del modo di produzione capitalistico. A tale proposito riporto un passo di un mio intervento sulle teorie delle crisi che uscirà in una prossima pubblicazione:
“ … la cosa più interessante ( della crisi iniziata con la metà degli anni 70)  è stato il declino sul lungo periodo del saggio del profitto associato al declino del saggio di accumulazione in tutte le economie industrializzate come risulta dai grafici di Fig II, III, IV per USA, Giappone ed Europa riportati in Andrew Glyn I costi della stabilità: Le nazioni capitalistiche avanzate negli anni ottanta in Plusvalore n 12 (ora in www.countdownnet.info). Infatti il calo dell’accumulazione si ripercuote inevitabilmente sull’andamento del PIL che a sua volta decresce”.
Interessanti sono i dati relativi agli incrementi dello stock di capitale fisso del periodo 1973-79 infatti Glyn afferma che:
"La crescita dello stock di capitale privato é scesa del 5.4 % annuo del 1973 al 4.4 % del 1979; il declino più pronunciato si é verificato in Giappone e il minore negli usa ... Il settore manifatturiero ha subito una diminuzione ancor più acuta, specialmente in Europa dove il saggio di crescita dello stock di capitale si é dimezzato fra il 1973 e il 1979 giungendo al 2 % annuo."
Poiché l’andamento dello stock di capitale è strettamente legato alla accumulazione viene così giustificato il declino di quest’ultima espresso nei grafici cui si è fatto riferimento ma affinché qualsiasi mutamento del saggio di accumulazione possa avere una qualche rilevanza rispetto alla redditività del capitale investito occorre eliminare l’ipotesi che il saggio di accumulazione sia automaticamente uguale al saggio del profitto; anzi perché la redditività del capitale possa aumentare occorre che si incrementi la differenza tra il saggio del profitto e quello dell’accumulazione a favore del primo così viene giustificato lo spostamento degli investimenti verso il settore finanziario iniziato proprio con la “crisi” dei primi anni 70. Il capitale è ahimè sottoposto ad un’ansia incurabile cioè non può fermarsi un momento, deve immediatamente essere reinvestito là dove la profittabilità è maggiore proprio per sopperire alla carenza di redditività.” L’aumento del credito ha fatto si che una massa crescente di capitale andasse verso le forme di finanza speculativa che garantivano redditività maggiore ed in tempi sempre più brevi (oggi una operazione finanziaria può essere effettuata nel giro di pochi secondi sui mercati secondari over the counter). Quindi abbiamo osservato nel corso dei decenni una vera e propria mutazione genetica del capitalismo che ha portato la finanza speculativa ad essere la forma dominante dell’economia mondiale. (vedi il mio Mad Max Economy Sedizioni 2008).

Esiste poi un’a altro fattore importante da chiarire. Innanzitutto la dinamica del credito non è così “facile” come sembrerebbe dalle considerazioni di Giacchè. Come riferisce P Giussani in un ottimo studio sull’argomento sostenuto, come sempre, da una robusta evidenza empirica “Tuttavia, del tutto contrariamente a quello che in giro si tende a credere in base all’apparenza del meccanismo moderno di creazione dei prestiti bancari a breve, nel sistema vigente la concessione di credito e quindi la creazione di depositi da parte delle banche non ha luogo in relazione al nulla, come una sorta di creazione monetaria arbitraria, bensì al giro d’affari dei capitali industriali e commerciali ovvero come anticipo di fatto degli esigibili commerciali da essi incassati dalla vendita delle merci” cosa che ha comportato la continua sostituzione di moneta con tutta una serie di titoli che vengono continuamente trasferiti da una mano all’altra secondo il meccanismo dei pagamenti. La carenza di liquidità delle banche è quindi da imputare proprio a questa sostituzione della moneta classica con effetti di vario tipo, ma poiché le vecchie imprese produttive si sono trasformate sempre più in società finanziarie la pretesa di pagamento in contanti, avanzata da Giacchè, non esiste. In realtà hanno perso valore gli effetti utilizzati fino ad ora e le banche non hanno alcuna possibilità di garantire nuovamente del credito in condizioni del genere nonostante tassi di interesse bassissimi come quelli attuali. Quindi se fossimo di fronte realmente ad una crisi di sovrapproduzione (o di sottoconsumo che è lo stesso) basterebbe rivitalizzare l’intervento di sostegno statale in deficit come sostengono i keynesiani. Purtroppo tale medicina non è nemmeno possibile immaginarla proprio perché ci troviamo di fronte ad un indebitamento faraonico generalizzato.

E’ come se dessimo l’elemosina ad una persona che ha sempre speso i suoi soldi per bere e pretendessimo che li usasse per mangiare (ne va della sua vita) ed il tizio ricevuto il denaro andasse subito a comprare una bottiglia. Non c’è niente da fare: per poter sopravvivere la speculazione deve alimentare se stessa e tutte le disponibilità debbono essere deviate verso quest’ultima. A voglia fare appello per un ritorno all’economia reale sostenuto da economisti di destra, keynesiani e certi marxisti piuttosto confusi. Non sanno questi signori che il declino negli investimenti in capitale fisso sta durando da decenni e con esso la produttività? Non solo ma se si osserva l’andamento del rapporto tra capitale fisso e numero di lavoratori (Grafico reperibile dal BEA) si nota che declina dal 1950 al 2003 ed i picchi rilevati nei singoli anni sono sempre più bassi. Tale andamento va a contrastare definitivamente la tesi di coloro che alla Modugno vanno dicendo da anni che ormai siamo in una fase “postfordista” nella quale il lavoro è immateriale. Aggiungo che nonostante gli investimenti in new technology nei settori non produttivi (nel senso classico) non è stato rilevato alcun aumento della produttività con la sola eccezione del settore della finanza. La depressione in atto è peggiore di quella del 29 e gli effetti sui lavoratori si faranno sentire sempre di più. La disoccupazione ufficiale nei paesi OCSE ha superato il 10% (in realtà se correggiamo i valori dovremmo raddoppiarla) e ne vedremo delle belle (si fa per dire) nei prossimi anni, i salari reali sono in declino da decenni, nonostante ciò i lavoratori, che costituiscono la stragrande maggioranza della società, continuano a sostenere un sistema economico che non è più in grado da molto tempo di garantire la riproduzione sociale. Sarà difficile immaginare un sistema economico superiore (come da anni andiamo sostenendo io ed altri pochi residuali del passato) visto il totale fallimento dell’economia neandhertalliana dell’ex Unione Sovietica che ha completamente sputtanato l’ipotesi di una società senza classi. Vivremo una regressione sociale ed economica a meno che…

Notas sobre Marx, Engels y el marxismo

José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx Scribb
Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo Rebelión
Il “Capitale” di Marx, ricerca storica a 150 anni dalla pubblicazione del Volume I — Bergamo News
Entretien avec Michael Heinrich: Débat. “Le Capital”: un travail colossal “pour percer un système complet de fausses perceptions” — A l’encontre
Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
Robin Clapp: El Capital de Marx cumple 150 años: un análisis y una crítica inigualables del capitalismo, relevante todavía hoy — Werken Rojo
A 150 años de la primera edición de "El Capital": Una obra que trascendió a su época — La Arena
La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en "El Capital" de Marx de Evald Vasiliévich Iliénkov — Templando el Acero
Francesc Torralba: "Todo lo sólido se desvanece en el aire" - ¿Y si Marx tuviera razón? — Vida Nueva
Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español
Carta de Karl Marx al rabino Baruch Levi — Metapedia (Publicada en la "Revue de Paris" el 01-06-1928)
Tony Blair confiesa haber "tanteado el marxismo" — Sputnik
“Karl Marx le Retour” de Howard Zinn — Le Repúblicain Lorrain
Engels y la independencia política de los trabajadores — Marxist Internet Archive
Ante el fallecimiento de Friedrich Engels — OM Radio
Conmemoramos la vida del camarada Engels — Abayarde Rojo.
Hassan Pérez Casabona: Federico Engels, titán de las ideas — Trabajadores
Cinco aportes de Engels a 122 años de su muerte — Zócalo
Shameel Thahir Silva: Pensando en el nuevo partido de las FARC-EP y su marxismo-leninismo — Rebelión
Vingtras: "Les ingénieurs de l'avenir lumineux" — Mediapart
Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox
"Das Kapital", une oeuvre décisive de déconstruction du système de production, d'échange et d'exploitation capitaliste — Le Chiffon Rouge
Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
Mónica Zas Marcos: Rosa Luxemburgo, el águila de la izquierda que callaron con una bala — El Diario
Karl Marx & Friedrich Engels: Cartas sobre las ciencias de la naturaleza y las matemáticas — Scribb
La tarjeta de crédito de Karl Marx — Perspectivas
Mordraal: Quelques idées reçues sur Marx — Mediapart
Karl Marx et notre Etat profond français de souche — DeDefensa
Marx, el Estado y la política. Un libro de Antoine Artous — Scribb
Mehdi Touassi: Relire Marx en 2017 — LuxeRadio
Omar Carreón Abud: El Capital fue una obra pensada para enseñar a razonar científicamente a la clase obrera — Crónica de Chihuahua
Un asilo recrea época comunista en Alemania como terapia para los ancianos — Nación 321
Angelo Deiana: Chi possiede veramente oggi i mezzi della produzione? Una rilettura di Marx per comprendere il futuro — Formiche
Karl Marx et le prince-président Macron — DeDefensa
Entre Marx y dos economistas, ¿una práctica criminal o la justificación de un mundo violento? La Conversación
A los 100 años de su nacimiento, la obra de Eric Hobsbawm sigue siendo referente — La Vanguardia
Eric Hobsbawm: El último marxista de occidente — Milenio
Eric Hobsbawm, el historiador marxista que explicó el siglo XX — Diario de Sevilla
Romain Chiron: Bobigny: La cité Karl Marx se réinvente en quartier résidentiel — Le Parisien
Maciek Wisniewski: Tres despachos sobre György Lukács – La Haine
Quand Youssef Chahed cite Karl Marx (Video) – Huffington Post
Michael Heinrich - Entretien réalisé et traduit par Jérôme Skalski: «Avec Marx, on ne peut pas séparer la vie et l’œuvre» - L’Humanité
Jérôme Skalski: Lire "Le Capital", un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
Face aux impostures libérales, Marx, penseur capital - L’Humanité
Karl Marx en el diván: la psiquiatría franquista como arma — El País
Andrea Vitale: Lo spettro di Marx — Operai Contro
Daniel Álvaro: El problema de la comunidad. Marx, Tònnies, Weber (PDF) — Dialnet, Universidad de La Rioja
Marx y la Teoría del Derecho — Scribd
El marxismo y los juegos malabares — Diario de Jerez
Jorge Ortega Reyna & Víctor Hugo Pacheco Chávez: John Berger: Un marxismo para el mañana — Memoria
Roberto Fineschi: El Capital tras la edición histórico-crítica — Viento Sur
Daniela Gros: Il giovane Karl Marx — Moked
Saoudi Abdelaziz: 1882. Karl Marx se fait couper la barbe à Alger — Le blog de algerie-infos
Jaime Osorio: La teoría marxista de la dependencia revisitada — Viento Sur
Andrés Arnone: Naturaleza y economía en Marx y Engels: de procesos naturales y construcciones sociales — La Izquierda Diario
Gustau Nerín: El 'Manifiesto comunista' de Marx y Engels, vuelve — El Nacional
Luigi Mascheroni: Che borghese quel Karl Marx. Parola di Morselli — Il Giornale
Eros Barone: Il segreto del potere capitalistico — Varese News
Luis Escalante: El hondureño que le escribió a Karl Marx — Hablemos de Honduras
José Roberto Herrera Zúñiga: El terrorismo individual: un análisis desde el marxismo clásico — Universidad de Costa Rica