"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

8/5/14

Nuovo capitalismo e nuovi schiavi

  • Mondializzazione dell'economia. Il ritorno in grande stile di forme estreme di dipendenza
Luciano Canfora  |  Una delle grandi novità del XXI secolo è il riapparire su larga scala delle forme di dipendenza schiavile e semischiavile. Un segnale in tal senso, sia pure espresso con disarmante ingenuità, si è avuto, in sede ufficiale, quando «da Oslo è partita una delegazione guidata da Ole Henning, allarmata dalle notizie sulla diffusione del caporalato nella raccolta del pomodoro nel Sud Italia» («Corriere della Sera», 23 ottobre 2013). Il riferimento è alla condizione semischiavile dei neri impiegati nelle campagne della Capitanata, di Villa Literno o di Nardò.

Beninteso, il pomodoro poco «etico» è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno mondiale, nel quale rientrano le maestranze schiave del Sud-Est asiatico o del Bangladesh, per non parlare dei minatori neri del Sud Africa, sui quali spara ad altezza d'uomo una polizia, anch'essa fatta di neri, per i quali la meteora Mandela è passata invano. È chiaro che il profitto si centuplica se il lavoratore è
schiavo (schiavo di fatto, se non proprio formalmente). E il profitto è più sacro del Santo Graal nell'etica del «mondo libero». La mondializzazione dell'economia e il venir meno di qualunque movimento - o meglio collegamento - internazionale dei lavoratori ha creato le condizioni per questo ritorno in grande stile di forme di dipendenza che in verità non erano mai scomparse del tutto. Basti ricordare che soltanto «nel febbraio del 1995 il Senato del Mississippi, uno dei baluardi storici del razzismo Usa, ha approvato il XIII emendamento della Costituzione americana, siglato nel 1865, secondo cui la schiavitù volontaria o involontaria non potrà esistere entro i confini degli Stati Uniti» («Corriere della Sera», 19 febbraio 1995).

E, quanto all'Europa, non sarà male ricordare che l'abrogazione della schiavitù coloniale, varata dalla Convenzione nazionale a Parigi nel febbraio 1794, rimase di fatto lettera morta, poiché nel frattempo buona parte delle colonie francesi nelle Antille era passata, nel turbine della rivoluzione in Francia, sotto controllo inglese e la liberale Inghilterra aveva vanificato gli effetti dell'abrogazione. Di qui la necessità di una nuova solenne abrogazione, nel 1848, sotto l'impulso di Henri Wallon e di Victor Schoelcher. Intanto incubava, negli Usa, la feroce guerra civile causata dalla secessione del Sud, baluardo della schiavitù.
Il nesso tra capitale e schiavitù non si è dunque mai del tutto spezzato. Ora un bel libro di Herbert S. Klein (Il commercio atlantico degli schiavi, Carocci, pp. 288, e 20) ricostruisce, con fredda e tanto più efficace documentazione, questa vicenda sulla scala dei secoli (soprattutto XV-XIX), non senza un breve ed efficace preambolo sulle origini antiche dell'ininterrotto fenomeno.

Nel rapido sguardo che Klein rivolge alla schiavitù antica si apprezza lo sforzo volto a distinguere l'entità del fenomeno in Grecia da un lato e dall'altro nel mondo mediterraneo e continentale unificato da Roma, dove la massa di schiavi, soprattutto nei secoli II a.C. - fine II d.C., fu di gran lunga più grande che nella Grecia delle poleis. Forse Klein non conosce il sesto libro dei Sofisti a banchetto di Ateneo di Naucrati (fine II d.C.) - cioè la più grande enciclopedia a noi giunta di epoca ellenistico-romana -, ma certo lì la questione viene ampiamente sviscerata, cifre alla mano: e non è del tutto vero, a stare a quell'importante repertorio antiquario, che nella Grecia del tardo V e IV secolo a.C. non si riscontrassero realtà schiavistiche imponenti.

La schiavitù in Grecia ha creato qualche imbarazzo a una parte degli studiosi moderni (quelli in particolare cui è parso che il fenomeno offuscasse la purezza del miracolo greco), i quali perciò si sono affannati a screditare le poche cifre tramandate intorno all'entità del fenomeno. Altri interpreti hanno ritenuto preferibile una linea più provocante, e cioè: la schiavitù fu un bene perché rese possibile il miracolo greco. Altri ancora, come il dilettante onnivoro, ciclicamente «riscoperto» per amor di paradosso, Giuseppe Rensi (1871-1941), propugnarono in pieno XX secolo il ripristino della schiavitù come unica garanzia di difesa del capitale: «Il lavoratore - scriveva Rensi nei Principi di politica impopolare (1920) - in quanto lavora non può non essere dipendente, sottoposto, servo di colui che gli richiede le sue funzioni ...).Aveva perfettamente ragione Aristotele quando sosteneva la necessità e l'eternità della schiavitù».

Questo modo di ragionare può avere vaste ramificazioni. Per esempio negli anni Settanta ebbe un quarto d'ora di celebrità Eugene D. Genovese: non già per i suoi studi molto utili sull'Economia politica della schiavitù (Einaudi, 1972), ma per i suoi paradossi sul carattere «progressivo» della schiavitù negli Usa del XIX secolo (Neri d'America, Editori Riuniti, 1977). E invece gli studi di Genovese meritano di essere ricordati per altre ragioni: per aver messo in lucel'intreccio nell'epoca nostra, o molto vicina a noi, tra capitalismo e schiavitù. «Il capitalismo - scrisse - ha assorbito e anzi addirittura incoraggiato molti tipi di sistemi sociali precapitalistici: servitù della gleba, schiavitù etc.» (L'economia politica della schiavitù).

Quelle sue osservazioni risalenti all'inizio degli anni Sessanta, e focalizzate - tra l'altro - sul caso emblematico dell'integrazione perfetta dell'Arabia Saudita nel sistema capitalistico mondiale, tornano attualissime oggi, visti il ritorno in grande stile del fenomeno schiavitù come anello indispensabile del cosiddetto «capitalismo del Terzo millennio», nonché il ruolo cruciale della feudale monarchia saudita nella difesa del cosiddetto «mondo libero» e nellastrategia planetaria degli Stati Uniti.

Per gli Usa infatti il criterio realpolitico ha quasi sempre avuto la meglio sulle scelte di principio, in questo come in altri campi: la forza e il tornaconto come potenza erano il fondamento, mentre la «dottrina» volta a volta esibita era, ed è, il paravento. La tratta degli schiavi è stata praticata senza problemi (anche il virtuoso Jefferson aveva i suoi schiavi, con tutte le implicazioni economiche ed etiche che ciò comportava).

Klein dimostra molto bene nel suo saggio, dal quale abbiamo preso le mosse, che fu la penuria di mano d'opera interna a incrementare l'opzione in favore della tratta; e che il meccanismo incominciò a declinare nella seconda metà dell'Ottocento, non tanto in conseguenza della guerra civile americana, quanto piuttosto per l'irrompere sulla scena della massiccia emigrazione dall'Europa. Il fenomeno accomunò le due Americhe: «La colonizzazione dell'Ovest statunitense e la conquista argentina del deserto furono movimenti del primo e del tardo Ottocento che provocarono il massacro delle native popolazioni amerindie che vi si opposero e la loro sostituzione con coloni immigrati».

La «macchia» rappresentata dalla schiavitù non passava inosservata in Europa: non bastava l'autoesaltazione retorica americana a celarla. Nel 1863 un politico inglese di rango, che era anche un fine studioso di storia antica, John Cornewall Lewis, pubblicò un dialogo, di tipo platonico-socratico, intitolato Qual è la miglior forma di governo? (riedito vent'anni fa da Sellerio), nel quale la pretesa dell'interlocutore denominato «Democraticus» di provare la possibilità di attuare il modello democratico e repubblicano con l'argomento «gli Stati Uniti lo sono» viene demolito dall'antagonista, il quale osserva che tale non può essere un Paese in cui esista la schiavitù.

È una considerazione, oltre che un monito, che vale anche per il nostro presente. Nel giugno 2013 si tenne a Kiev, mentre era al governo il presidente eletto Yanukovich, la conferenza dell'Osce sul traffico di esseri umani. Nel rapporto conclusivo si leggeva: «Dal 2003 il traffico di esseri umani ha continuato a evolversi fino a diventare una seria minaccia transnazionale, che implica gravi violazioni dei diritti umani. Sono stati sviluppati nuovi sofisticati metodi di reclutamento, sottile coercizione e abuso della vulnerabilità delle vittime, nonché di gruppi emarginati e discriminati».

A questo si aggiungano le risultanze del rapporto Eurostat sul traffico di esseri umani in Europa dell'aprile 2013. Negli stessi mesi «La Civiltà Cattolica» pubblicava un saggio del gesuita Francesco Occhetta, La tratta delle persone. La schiavitù nel XXI secolo, mentre sul versante giuridico appariva un volume denso non solo di dottrina ma anche di storia,La giustizia e i diritti degli esclusi di Giuseppe Tucci con una significativa introduzione di Pietro Rescigno.

Si può ben dire, in conclusione, che l'intreccio tra ramificata, onnipresente e indisturbata malavita e finanza incontrollata e incontrollabile (riciclaggio del denaro «sporco») rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Altro che articolo 600 del nostro codice penale! Il culto feticistico del profitto, del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei «diritti umani».

Not@s sobre Marx, Engels y el marxismo

— Especial: 150 años de la primera edición de El Capital
Miguel Mazzeo: A ciento cincuenta años de El Capital: Los sentidos del marxismo — Rebelión
Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
Nick Beams: Le 150ᵉ anniversaire de la publication du 'Le Capital' — World Socialiste
Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
Manuel Sacristán: Prólogo de la edición catalana de El Capital — Rebelión
José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
Riccardo Sorrentino: I 150 anni del 'Capitale' e l’equilibrio economico generale — Il Sole 24 Ore
Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
Eddy Sánchez: Y con él llegó el escándalo. Marx y El Capital 150 años después — Espai Marx
Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
Robin Clapp: El Capital de Marx cumple 150 años: un análisis y una crítica inigualables del capitalismo, relevante todavía hoy — Werken Rojo
A 150 años de la primera edición de El Capital: Una obra que trascendió a su época — La Arena
La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx de Evald Vasiliévich Iliénkov — Templando el Acero
'Das Kapital', une oeuvre décisive de déconstruction du système de production, d'échange et d'exploitation capitaliste — Le Chiffon Rouge
Roberto Fineschi: El Capital tras la edición histórico-crítica — Viento Sur
Jérôme Skalski: Lire ‘Le Capital’, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité

— Otras Notas
Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
Las ideas de Marx mantienen actualidad — En Marcha
"Le Jeune Karl Marx": La transformation d’un mythe — TouteLaCulture
Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
Héctor Salazar: Marx, dos aspectos fundamentales en su desarrollo: dialéctica y tránsito del idealismo al materialismo — Marx desde Cero
Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
La película 'El joven Karl Marx' llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
Jean-Marc Vittori: Quand Draghi cite le grand Karl — Les Echos
Nelson Fernández: Los hijos uruguayos de Adam Smith y Karl Marx — El Observador
Teresa Macrí: Il filosofo Engels torna a casa — Il Manifesto
José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
Carta de Marx a Abraham Lincoln tras su reelección como presidente de EEUU y en la que elogia su lucha contra la esclavitud — Ctxt
Konfuzius und Marx am Roten Fluss — Diario Digital
Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo
Milliere Guy: Le fascisme de gauche gagne du terrain — Les 4 Vérités
De Karl Marx à Mahomet: la diabolique alliance espagnole entre la gauche et les fondamentalistes islamiques — Dreuz Info
Karl Marx & Friedrich Engels: 1. Crítica del Programa de Erfurt y 2. Crítica del Programa de Gotha — Scribb
Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
Francesc Torralba: "Todo lo sólido se desvanece en el aire" - ¿Y si Marx tuviera razón? — Vida Nueva
Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español
Carta de Karl Marx al rabino Baruch Levi — Metapedia (Publicada en la "Revue de Paris" el 01-06-1928)
Tony Blair confiesa haber "tanteado el marxismo" — Sputnik
“Karl Marx le Retour” de Howard Zinn — Le Repúblicain Lorrain
Engels y la independencia política de los trabajadores — Marxist Internet Archive
Ante el fallecimiento de Friedrich Engels — OM Radio
Conmemoramos la vida del camarada Engels — Abayarde Rojo.
Cinco aportes de Engels a 122 años de su muerte — Zócalo
Vingtras: "Les ingénieurs de l'avenir lumineux" — Mediapart
Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox
Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
Mónica Zas Marcos: Rosa Luxemburgo, el águila de la izquierda que callaron con una bala — El Diario