"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

◆

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

6/4/14

Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo | Prologo

“Ciò di cui sono in cerca è una migliore comprensione delle contraddizioni del capitale, non del capitalismo. Intendo conoscere come funziona il motore economico del capitalismo, e come mai talvolta esso balbetta, va in stallo o appare essere sull'orlo del collasso. Voglio inoltre mostrare come mai questo motore economico deve essere sostituito, e con cosa.”

David Harvey  |  Le crisi sono necessarie per la riproduzione del capitalismo. E' nel corso di esse che le instabilità vengono affrontate, riorganizzate e riarticolate per creare una nuova versione di ciò che riguardi il capitalismo. Molte cose vengono abbattute e distrutte per fare posto al nuovo. Quelli che erano paesaggi produttivi vengono trasformati in desolati territori industriali, le vecchie fabbriche vengono abbattute o convertite per nuovi usi, i quartieri della classe operaia vengono gentrificati. In altri contesti, piccole aziende agricole e proprietà contadine vengono sostituite da forme di agricoltura industrializzata su larga scala o da nuove lucenti fabbriche. Zone industriali, Ricerca & Sviluppo, e centri di stoccaggio e distribuzione all'ingrosso si diffondono per il territorio, nel mezzo della distesa di alloggi nei suburb, collegati assieme dagli incroci delle autostrade. Le città centrali gareggiano a chi abbia i più alti e affascinanti grattacieli direzionali ed edifici culturali simbolo, una profusione di centri
commerciali giganti prolifera nelle città e nei suburb, alcuni persino raddoppiano come aeroporti attraverso i quali orde di turisti e dirigenti aziendali attraversano costantemente un mondo divenuto cosmopolitico a tavolino. I campi da golf e le gated community di cui gli USA erano stati pionieri possono ora essere visti in Cina, Cile e India, in contrasto con i diffusi fenomeni di insediamenti occupati ed auto-costruiti designati ufficialmente come slum, favelas o quartieri poveri.

Ma ciò che è più impressionante delle crisi non è la completa riconfigurazione del paesaggio fisico, quanto i cambiamenti radicali nelle modalità di pensiero e comprensione, delle istituzioni e delle ideologie dominanti, delle lealtà e dei processi politici, delle soggettività politiche, delle tecnologie e delle forme organizzative, delle relazioni sociali, delle abitudini e dei gusti culturali che informano la vita quotidiana. Le crisi scuotono alle fondamenta le nostre concezioni mentali del mondo e del nostro posto in esso. E noi, come irrequieti partecipanti ed abitanti di questo nuovo mondo emergente, dobbiamo adattarci, attraverso la coercizione od il consenso, a questo nuovo stato di cose, anche se, grazie a quello che facciamo e a come pensiamo e ci comportiamo, aggiungiamo la nostra opinione alle ingarbugliate qualità di questo mondo. 

Nel mezzo di una crisi è difficile vedere dove possa essere l'uscita. Le crisi non sono eventi singoli. Pur avendo i loro evidenti inneschi, gli spostamenti tettonici che rappresentano impiegano molti anni per venire alla luce. La prolungata crisi iniziata col tracollo del mercato azionario del 1929 non fu risolta sino agli anni Cinquanta, dopo che il mondo era passato attraverso la Depressione degli anni Trenta e la guerra globale dei Quaranta. Parimenti, la crisi la cui esistenza fu segnalata dalla turbolenza nei mercati valutari internazionali nei tardi anni Sessanta e dagli eventi del 1968 per le strade di molte città (da Parigi e Chicago fino a Città del Messico e Bangkok) non fu risolta sino a metà anni Ottanta, dopo essere passati nei primi anni Settanta attraverso il collasso del sistema monetario internazionale inaugurato a Bretton Woods nel 1944, una turbolenta decade di lotte operaie negli anni Settanta e l'ascesa ed il consolidamento delle politiche di neoliberalizzazione sotto Reagan, Thatcher, Kohl, Pinochet e, per finire, Deng in Cina. 

Col senno di poi non è difficile riconoscere abbondanti segnali dei problemi a venire, ben prima che una crisi esploda in maniera lampante. Le impetuose diseguaglianze di ricchezze monetarie e di reddito degli anni Venti e la bolla del mercato immobiliare che esplose negli Usa nel 1928 come presagi del collasso del 1929, ad esempio. Senza dubbio la modalità di uscita da una crisi contiene in sé i semi della crisi successiva. La finanziarizzazione globale, oberata dal debito e crescentemente deregolamentata, iniziata negli anni Ottanta come modalità per risolvere i conflitti con il lavoro attraverso la facilitazione della mobilità e della dispersione geografica, ha prodotto il suo epilogo nel crollo della banca di investimento di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. 

In questo momento, sono passati più di cinque anni da quell'evento, elemento scatenante dei collassi finanziari a cascata che seguirono. Se il passato è in qualche modo una guida, sarebbe grossolano aspettarsi a questo punto una qualsiasi chiara indicazione di come possa apparire un capitalismo rinvigorito – sempre che ciò sia possibile. Tuttavia ci dovrebbero ormai essere diagnosi concorrenti su ciò che non funziona, e una proliferazione di proposte per aggiustare le cose. Ciò che invece sorprende è la scarsità di nuovi pensieri e nuove politiche. Il mondo è per lo più polarizzato tra una continuazione, se non un approfondimento (come in Europa e negli Stati Uniti), dei rimedi neoliberali, monetaristi e sul lato dell'offerta che enfatizzano l'austerità come medicina appropriata per curare i propri mali; oppure il revival di alcune versioni, solitamente annacquate, di un'espansione keynesiana sul lato della domanda e finanziate dal debito (come in Cina) che ignorano l'accento che Keynes pose sulla redistribuzione dei redditi verso le classi inferiori quale uno dei suoi elementi chiave. A prescindere dalla politica seguita, il risultato è sempre quello di favorire il club dei miliardari che ora forma una plutocrazia dal potere crescente sia all'interno dei singoli paesi (come Rupert Murdoch) che su scala globale. I ricchi stanno diventando sempre più ricchi dappertutto. I 100 maggiori miliardari del mondo (da Cina, Russia, India, Messico e Indonesia come dai tradizionali centri della ricchezza in Nord America ed Europa) hanno aggiunto ai loro forzieri 240 miliardi di dollari solo nel 2012 (abbastanza, secondo Oxfam, da far cessare la povertà globale in una sola notte). Al contrario il benessere delle masse nel migliore dei casi stagna, o più verosimilmente subisce una degradazione accelerata se non catastrofica (come in Grecia e Spagna).

La grossa differenza istituzionale a questo giro sembra essere il ruolo delle banche centrali, con la Federal Reserve degli Stati Uniti che gioca un ruolo guida, se non di dominio, sul palcoscenico globale. Ma sin dal principio (da collocarsi nel 1694 nel contesto britannico), il loro ruolo è stato quello di proteggere e fare da paracadute per i banchieri, e non di prendersi cura del benessere delle popolazioni. Il fatto che gli Stati Uniti siano potuti uscire dalla crisi, in termini statistici, nell'estate del 2009, e che i mercati azionari abbiano potuto pressoché ovunque recuperare le loro perdite, è completamente da imputarsi alle politiche della Federal Reserve. Fa ciò presagire un capitalismo globale condotto dalla dittatura dei banchieri centrali, il cui incarico prioritario è quello di proteggere il potere delle banche e dei plutocrati? Se così fosse, allora sembrano proporsi poche prospettive per una soluzione agli attuali problemi di economie in stagnazione e caduta del tenore di vita della massa della popolazione mondiale.

C'è inoltre un gran chiacchiericcio sulle prospettive di una correzione tecnologica dell'attuale malessere economico. Anche se l'accorpamento di nuove tecnologie e nuove forme organizzative ha sempre giocato un ruolo rilevante nel facilitare l'uscita dalle crisi, non ne ha mai giocato uno decisivo. Oggi la speranza pare focalizzarsi su un capitalismo basato sulla conoscenza (con ingegneria biomedica, genetica ed intelligenza artificiale in prima linea). Ma l'innovazione è sempre un'arma a doppio taglio. Gli anni Ottanta, dopotutto, ci hanno consegnato una deindustrializzazione attraverso l'automazione, come quella che ha oggi soppiantato quale più grande fonte di impiego privata negli Stati Uniti General Motors (che impiegava una forza lavoro ben pagata e sindacalizzata negli anni Sessanta) con Walmart (con una forza lavoro per lo più malpagata e non sindacalizzata). Se l'attuale accelerata di innovazione conduce in una direzione, essa volge verso minori opportunità di impiego per la manodopera e la crescente importanza di rendite estratte dai diritti di proprietà intellettuale per il capitale. Ma se tutti provano a vivere di rendite e nessuno investe nel produrre nulla, è evidente che il capitalismo è diretto verso una crisi di natura completamente differente.

Non sono solo le élite capitaliste ed i loro accoliti accademici e intellettuali a sembrare incapaci di produrre una rottura radicale col loro passato, o di definire una via d'uscita percorribile dalla lamentosa crisi di bassa crescita, stagnazione, ampia disoccupazione e perdita della sovranità statale in favore dei possessori di obbligazioni. Le forze della sinistra tradizionale (partiti politici e sindacati) sono totalmente incapaci di costruire una solida opposizione al potere del capitale. Sono stati abbattuti da trent'anni di aggressione ideologica e politica da parte della destra, mentre il socialismo democratico ha perso credibilità. Lo stigmatizzato collasso del socialismo reale e la “morte del marxismo” dopo il 1989 hanno peggiorato le cose. Ciò che rimane della sinistra radicale opera oggi per lo più al di fuori di ogni canale di opposizione istituzionale od organizzata, nella speranza che azioni di breve respiro e l'attivismo locale possano condurre alla fine a quale forma soddisfacente di alternativa macro. Questa sinistra, che stranamente echeggia una retorica libertaria e talvolta neoliberale di antistatalismo, viene intellettualmente cresciuta da pensatori come Michel Foucault e da tutti quelli che hanno riassemblato le frammentazioni postmoderne sotto la bandiera di un post-strutturalismo largamente incomprensibile che favorisce una politica dell'identità mentre rifugge l'analisi di classe. Sono in evidenza ovunque prospettive ed azioni autonome, anarchiche e localiste. Ma per quanto questa sinistra cerchi di cambiare il mondo senza prendere il potere, tanto più una classe capitalista plutocratica si consolida e rimane incontrastata nella sua possibilità di dominare il mondo senza vincoli. Questa nuova classe dominante è aiutata da uno stato securitario e della sorveglianza per nulla restio ad usare i suoi poteri di polizia per reprimere ogni forma di dissenso nel nome dell'anti-terrorismo.

E' in questo contesto che ho scritto “Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo”. Il tipo di approccio adottato è piuttosto insolito, in quanto segue il metodo di Marx ma non necessariamente le sue prescrizioni, e ciò a monito per i lettori affinché non prendano gli argomenti qui dipanati in una modalità pedissequa. In questi aridi tempi intellettuali è assolutamente necessario qualcosa di nuovo nelle modalità di indagine e nelle concezioni mentali se vogliamo fuggire dall'attuale gap del pensiero economico, politico e relativo alle politiche. Dopotutto, il motore economico del capitalismo è chiaramente in grande difficoltà. Si barcolla tra il procedere a singhiozzi e la minaccia di una brusca frenata o l'esplosione episodica qua e là senza avvertimento. I segnali di pericolo abbondano in ogni momento nel mezzo delle prospettive di una vita più appagante per tutti, da qualche parte più avanti. Nessuno pare avere una comprensione coerente di come, lasciando da parte il perché, il capitalismo sia così travagliato. Ma è sempre stato così. Le crisi globali sono sempre state, come disse una volta Marx, “la vera concentrazione e l'aggiustamento forzoso di tutte le contraddizioni dell'economia borghese”. Sbrogliare queste contraddizioni potrebbe rivelarsi molto utile per svelare i i problemi economici che tanto ci affliggono. Chiaramente quello che ci si propone è un serio tentativo di fare ciò.

E' inoltre sembrato corretto tratteggiare i possibile esiti e le possibili conseguenze politiche che derivano dall'applicazione di questo peculiare modo di pensiero ad una comprensione dell'economia politica capitalista. A prima vista queste conseguenze potrebbero apparire inverosimili, persino impraticabili o politicamente sgradevoli. Ma è vitale che vengano sollevate delle alternative, per quanto esse possano apparire esotiche, ed eventualmente provare ad agguantarle qualora le condizioni lo dovessero imporre. In questo modo può essere aperta una finestra su un intero campo di possibilità inesplorate e non considerate. Abbiamo bisogno di un forum aperto – un'assemblea globale, per così dire – per considerare dove sia il capitale, verso che direzione si stia muovendo e che cosa possa essere fatto al riguardo. Spero che questo libretto possa apportare qualcosa al dibattito.

Pubblichiamo una nostra traduzione del prologo all'ultimo libro di David Harvey, “Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo” (per ora uscito solamente negli Usa e in Inghilterra). Nel testo, che si propone anche come manifesto politico, vengono definite tre tipologie di contraddizioni: fondative (tra capitale e lavoro, tra appropriazione privata e common wealth, tra proprietà privata e Stato, tra valore d'uso e valore di scambio ecc...); mobili (rispetto alla divisione del lavoro, tra monopolio e competizione ecc...) e pericolose (la capitalizzazione infinita della crescita, la relazione tra Capitale e natura, tra alienazione e rivolta dell'umano). Attraverso questa disamina Harvey si propone di svelare nuove prospettive di critica ed organizzazione anticapitalista, ponendosi in una dialettica critica rispetto ad altri approcci attualmente in voga. Pur non condividendone appieno alcune tesi, ci sembra importante leggere questo testo entro il dibattito che si sta sviluppando rispetto ad una lettura politica della crisi. 
 

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◆ El que busca, encuentra...

“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
◆ Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
◆ Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
◆ Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
◆ Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
◆ Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
◆ Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
◆ Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
◆ Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
◆ Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
◆ Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
◆ Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
◆ Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
◆ Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us