"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

◆

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

1/5/16

Dossier: Zygmunt Bauman & Karl Marx

Zygmunt Bauman
✆ Hugo Enio Braz
◆ Nuova ossessione anticapitalista — Il terzomondismo frivolo di Baumann (e compagni) confutato con le parole di Marx

Luciano Pellicani   |   Il sociologo polacco Zygmunt Baumann, classe 1925, ha acquistato notorietà internazionale con una serie di saggi nei quali la modernità viene descritta come un perverso sistema che tutto manipola e corrompe. “Nella sua forma attuale permanentemente negativa – questa la tesi che ha ribadito innumerevoli volte – la globalizzazione è un processo parassitario e predatorio, che si nutre della forza succhiata dai corpi degli stati-nazione e dei loro sudditi”. E questo perché “il capitalismo non può sopravvivere senza le economie non capitalistiche: esso è in grado di progredire, seguendo i propri princìpi, fintanto che vi siano terre vergini aperte all’espansione e allo sfruttamento; ma non appena le conquista per poterle sfruttare, le priva della verginità precapitalistica e così facendo esaurisce le fonti del proprio nutrimento.”

Il capitalismo, per dirla crudamente, è in sostanza un sistema parassitario. Come tutti i parassiti, può prosperare per un certo periodo di tempo quando trova un organismo non ancora sfruttato del quale nutrirsi. Ma non può farlo senza danneggiare l’ospite, distruggendo quindi, prima o poi, le condizioni della sua prosperità o addirittura della sua sopravvivenza”. 

In aggiunta – così suona la perentoria conclusione del sociologo polacco – il capitalismo, ha assunto le forme della “società dei consumi”, “si fonda sulla insoddisfazione permanente, cioè sulla infelicità”. E’, dunque, un sistema perverso. Fortunatamente, però, esso ha gli anni contati a motivo del suo intrinseco parassitismo. Infatti, quando non avrà più vittime da vampirizzare, la sua morte sarà inevitabile e l’umanità potrà finalmente uscire dalla gabbia nella quale è stata imprigionata.

Questa lettura della globalizzazione capitalistica non può non apparire un’accecante distorsione ideologica della realtà non appena la si confronti con quella formulata da Karl Marx in quella geniale pagina del Manifesto del partito comunista, pubblicato nel 1848, che così recita:
“La borghesia per la prima volta ha mostrato che cosa possa l’attività umana. Essa ha creato ben altre meraviglie che le piramidi d’Egitto, gli acquedotti romani e le cattedrali gotiche; essa ha fatto ben altre spedizioni che le migrazioni di popoli e le Crociate. La borghesia non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l’immutata conservazione dell’antico modo di produzione. Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’incessante scuotimento di tutte le condizioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca borghese da tutte le precedenti. Tutte le stabili e arrugginite condizioni di vita, con il loro seguito di opinioni e di credenze, rese venerabili dall’età, si dissolvono, e le nuove invecchiano prima ancora di aver potuto fare le ossa”.
 “Tutto ciò che vi era stabilito, e di rispondente ai vari ordini sociali si svapora – continua Marx – e ogni cosa viene sconsacrata e gli uomini sono finalmente costretti a considerare con occhi liberi da ogni illusione la loro posizione nella vita, i loro rapporti reciproci. Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto stabilire relazioni. Sfruttando il mercato mondiale, la borghesia ha reso cosmopolita la produzione e i consumi di tutti i paesi. Con grande dispiacere dei reazionari, ha tolto all’industria la base nazionale. Le antichissime industrie nazionali sono state e vengono, di giorno in giorno, annichilite. Esse vengono soppiantate da nuove industrie, la cui produzione è questione di vita e di morte per tutte le nazioni civili, industrie che non lavorano più materie prime indigene, bensì materie prime provenienti dalle regioni più remote, e i cui prodotti non si consumano nel paese, ma in tutte le parti del mondo. Al posto dei vecchi bisogni, a soddisfare i quali bastavano i prodotti nazionali, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono prodotti dei paesi e dei climi più lontani. In luogo dell’antico isolamento locale e nazionale, per cui ogni paese bastava a se stesso, subentra un traffico internazionale, una universale dipendenza delle nazioni l’una dall’altra. E come nella produzione materiale così anche nella produzione spirituale. I prodotti spirituali delle singole nazioni diventano patrimonio comune. L’unilateralità e la ristrettezza nazionale diventano sempre più impossibili. E dalle molte letterature nazionali e locali esce una letteratura mondiale”.
Continua il filosofo di Treviri:
“Con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, e con le comunicazioni infinitamente agevolate, la borghesia trascina nella civiltà anche le nazioni più barbare. I tenui prezzi delle sue merci sono l’artiglieria pesante con cui esso abbatte tutte le muraglie cinesi, e con cui costringe a capitolare il più testardo odio dei barbari verso lo straniero. Essa costringe tutte le nazioni ad adottare le forme della produzione borghese se non vogliono perire; le costringe a introdurre nel loro paese la così detta civiltà, cioè a farsi borghesi. In una parola, essa crea un mondo a sua immagine e somiglianza”.
Ancora più energico, se possibile, l’elogio della rivoluzione capitalistica formulato da Marx nei Grundrisse:
“Soltanto il capitale crea la società borghese e l’universale appropriazione tanto della natura quanto della coesione sociale stessa da parte dei membri della società. Di qui l’enorme influenza civilizzatrice del capitale; la sua creazione di un livello sociale rispetto cui tutti quelli precedenti si presentano semplicemente come sviluppi locali della umanità e come idolatria della natura. Soltanto con il capitale la natura diventa un puro oggetto per l’uomo, un puro oggetto di utilità. In virtù di questa tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere che i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, di bisogni esistenti, e la produzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo, il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”.
Coerentemente con la sua interpretazione della rivoluzione permanente attuata dal capitalismo, Marx non esitò a vedere nel colonialismo “uno strumento inconscio della storia” destinato ad assolvere “una doppia missione, l’una distruttrice, l’altra rigeneratrice: abbattere le vecchia società asiatica e creare le fondamenta della società occidentale in Asia”. Che è esattamente ciò che sta accadendo. Oggi, infatti, indiani e cinesi stanno faticosamente uscendo dall’atroce miseria che ha sempre caratterizzato la loro millenaria storia, grazie al know-how prodotto ed esportato dal capitalismo. Un know-how scientifico-tecnologico che, facendo crescere la produttività del lavoro, ha reso possibile l’evasione dalla “trappola maltusiana” delle classi proletarie del mondo occidentale.
L’atteggiamento del socialismo riformista
Per contro, pur richiamandosi costantemente al magistero di Marx, Baumann ci propone una versione aggiornata della (pseudo) sociologia terzomondista, secondo la quale l’occidente è ricco a motivo del fatto che, come un vampiro, succhia il sangue del “proletariato esterno”. Un falso storico di gigantesche proporzioni, il quale dimostra che la bancarotta planetaria del comunismo marxleninista non ha posto fine all’ossessione anticapitalistica, di cui l’ossessione antiamericana è un sottoprodotto che, “per i suoi metodi, per la sua bassezza, per i suoi furori”, continua ad essere quello che Angelo Tasca stigmatizzò come “l’antisemitismo del nostro tempo”.

Ben altro è stato l’atteggiamento del socialismo riformista nei confronti del capitalismo. Invece di demonizzarlo, ha seguito il saggio suggerimento di Olof Palme: lo ha trattato come “una pecora da tosare”. E, consapevole che non si poteva abolire il capitalismo senza produrre una catastrofe storica, è giunto alla conclusione che l’unica strategia capace di migliorare le condizioni materiali e morali delle classi proletarie era quella di correggere la distribuzione delle chance di vita via mercato. Lo ha fatto iniettando nel capitalismo una cosa del tutto estranea al suo codice genetico: il principio di solidarietà. Un principio che ha trovato la sua espressione istituzionale nel welfare state. Di qui la brillante formula coniata da Giorgio Ruffolo: “I socialisti dicono sì all’economia di mercato, no alla società di mercato”.

Perché ci vuole cautela a rivalutare il Marx profetico sulla borghesia
◆ Bauman, capitalismo e marxismo. Garbata risposta a Luciano Pellicani
Alfonso Berardinelli   /   Oggi che non ci sono più partiti politici seriamente marxisti e comunisti in occidente né altrove, parlare di marxismo è piuttosto eccitante, gratuito e divertente. Me ne sono accorto ancora una volta leggendo l’articolo di Luciano Pellicani […] “Nuova ossessione anticapitalista”. Pellicani, irritato dal marxismo di Zygmunt Bauman, terzomondista, cioè poco ortodosso o soltanto allusivo rispetto al vero marxismo di Marx e Engels, cita alcuni passi famosi del Manifesto del 1848 e dei Grundrisse. Bauman si sbaglia, dice Pellicani, perché descrive il capitalismo come un puro parassita dei paesi poveri e sottosviluppati, come un “sistema perverso” che avendo assunto le forme della società dei consumi “si fonda sull’insoddisfazione permanente, cioè sull’infelicità”.

A questo punto, vista la genericità e debolezza teorica di un sociologo alla moda come Bauman, l’entusiasmo di Pellicani per il marxismo firmato Marx si esprime in un vero e proprio abbraccio fraterno al genio di Treviri e al suo fido amico. Ma l’abbraccio è dovuto e si limita alle pagine del primo capitolo del Manifesto, quelle memorabilmente epiche, sfrenatamente titaniche in cui i giovani Karl e Friedrich, che si sono lasciati alle spalle la variopinta e provinciale Germania, con i “belati filosofici” della sua tipica ideologia fondata sul pensiero e non sulla realtà, arrivati in Inghilterra scoprono la prima classe operaia del mondo, scoprono “la grande industria moderna” che l’ha creata, scoprono che questa industria “ha creato quel mercato mondiale che era stato preparato dalla scoperta dell’America”. Industria, commercio, ferrovie. Distruzione di “tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliache”. Una nuova società fondata sul “calcolo egoistico” senza ideali ha affogato nella sua “acqua gelida (…) i sacri brividi dell’esaltazione devota, dell’entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea”.

Evviva, morte al passato. Abbasso l’idealistica Germania romantica. Evviva la scienza positiva delle cose reali, unica cultura non ipocrita: “La borghesia ha spogliato della loro aureola tutte le attività che fino allora erano venerate e considerate con pio timore”. E soprattutto: “Solo la borghesia ha dimostrato cosa possa compiere l’attività dell’uomo. Essa ha prodotto ben altre meraviglie che piramidi egiziane, acquedotti romani e cattedrali gotiche, ha portato a termine ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e le crociate. La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali”.

L’entusiasmo dei giovani Karl e Friedrich è incontenibile. Non senza quell’empito ditirambico di sadismo distruttivo-costruttivo tipicamente tedesco, che spesso associa brutalità militaresca e inni alla gioia collettiva. Ecco: scambio universale! Interdipendenza universale fra le nazioni! Con tutto il dominio della necessità e della coazione storica ineluttabile che obbliga a fare tutti insieme in tutto il mondo le stesse cose! Ciò che non è questo, per loro non è civiltà, è barbarie, è “xenofobia dei barbari” che ostacolano l’espansione della borghesia capitalistica occidentale. Città enormi. Centralizzazione politica. “Soggiogamento delle forze naturali, macchine, applicazione della chimica all’industria e all’agricoltura, navigazione a vapore, ferrovie, telegrafi elettrici, dissodamento di interi continenti, navigabilità dei fiumi, popolazioni intere sorte quasi per incanto dal suolo”.

Meraviglioso. C’è da chiedersi come sia stato possibile ai due sfrenati giovanotti farsi venire in mente che tutta quella mondiale macchina, per diventare ancora più efficiente e produttiva, dovesse diventare comunista, avere bisogno dei comunisti al posto di comando. Se la civiltà borghese è civiltà, perché inventarsene un’altra, teorica, ancora mai vista, senza volto e molto probabilmente (come più tardi invece si è visto) non più moderna ma più arcaica, più feudale, più devota, più filistea, più coattiva.

Le cattedrali gotiche ancora le ammiriamo, gli acquedotti romani, le piramidi egizie, i templi e i teatri greci, i palazzi rinascimentali ancora ci lasciano a bocca aperta. La Tour Eiffel e il Beaubourg invece fanno un po’ ridere. L’aureola era bene distruggerla? In realtà il capitalismo non fa che produrre merci con l’aureola di una perenne promessa: la promessa di felicità. Il cristianesimo era ed è proprio da buttare? E’ sembrato così. Ma perché allora oggi i più coerenti marxisti di ieri si sono messi a visitare devotamente il monte Athos, dimora dell’ascetismo orientale, e a ripararsi sotto l’ombrello del Papato che si oppone alla “mutazione antropologica”, alla trasformazione del genere umano in appendice della macchina universale?

Immoderato (e forse dissennato) l’entusiasmo di Marx e Engels per il capitalismo. Immoderato (utopico e filosofico) il loro “rovesciamento dialettico” della liberazione umana attraverso il capitalismo in liberazione umana grazie al comunismo. Temo Marx e Engels anche quando ci spediscono dall’Ottocento i loro tossici doni di genialità profetica.
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◆ El que busca, encuentra...

“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
◆ Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
◆ Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
◆ Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
◆ Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
◆ Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
◆ Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
◆ Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
◆ Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
◆ Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
◆ Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
◆ Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
◆ Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
◆ Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us