"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

◆

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

11/5/15

Comunismo Ermeneutico: Da Heidegger a Marx | Note critiche

Karl Marx ✆ Amarjeet Malik
Martin Heidegger
✆ Davide Calandrini 
Roberto  Finelli   |   La coppia concettuale “comunismo ermeneutico” rivela, a mio avviso, una contraddizione in termini, perché mette insieme due tradizioni interpretative della modernità profondamente diverse, anzi pressoché opposte tra loro: come sono il marxismo di Marx da un lato, profondamente ispirato al dialettismo di Hegel, e l’analitica esistenziale, profondamente antidialettica, di Martin Heidegger.

La dialettica si può dire, assai schematicamente, studia la costruzione della realtà attraverso nessi di opposizione e di distinzione: a partire dalla definizione platonica per cui la dialettica è l’arte di dividere secondo generi e specie e di conoscere quali idee si connettano tra di loro e quali invece si distinguano e si escludano. In Hegel la dialettica rimanda alla tessitura di una realtà che si costruisce solo mediante opposizione, e questa è, di fondo, la medesima concezione di Marx, anche se con un profondo cambiamento di categorie oppositive rispetto a quelle teorizzate da Hegel. In Heidegger il motivo teorico fondamentale è invece, anziché quello dell’opposizione-contraddizione, quello della differenza: cioè della differenza radicale, quanto a statuto e qualità di realtà, che si dà tra Essere, Esserci ed Ente, e che concerne appunto l’abisso di distanza ed eterogeneità di piani che si dà il Sein, il Dasein e il Seiendes.

Ontologia dell’opposizione e ontologia della differenza sono a fondamento di filosofie profondamente divergenti e infatti, non a caso, nel testo sul comunismo ermeneutico è sia ben più presente e dominante il riferimento al pensiero di Heidegger che non a quello di Marx. Né mi sembra avrebbe potuto essere diversamente: a motivo delle differenti epistemologie e concezioni della verità che quelle ontologie divergenti implicano. Da un lato la concezione di Marx che afferma esservi una struttura oggettiva e vera della realtà, da lui definita “Das Kapital”, la quale costituisce un fatto e non un’interpretazione e che, come tale, in quanto struttura oggettiva di relazioni sociali e di dinamiche sociali, può essere studiata con la precisione di un’indagine scientifica. Cioè secondo quanto viene riportato dallo stesso Marx, nel Poscritto alla seconda edizione del Capitale, citando la recensione del Viestnik Evropy di Pietroburgo: «Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma anzi determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni». Dall’altro, dal versante heideggeriano, il rifiuto di concepire l’attingimento di una possibile verità oggettiva, perché l’esistenza dell’essere umano è sempre attraversata dalla differenza ontologica tra Essere, Esserci ed Ente, e l’Essere, per la sua distanza abissale dagli altri due termini, si svela solo occultandosi, sottraendosi cioè a qualsiasi identificazione e definizione. Tanto che il senso delle diverse epoche storiche va inteso come invio destinale dell’Essere e interpretato attraverso un’ermeneutica, lontana da ogni sapere scientifico e da ogni pretesa di verità capace di permanenza e di stabilità .

Di fronte a queste due prospettive ontologiche, quella marxiana e quella heideggeriana, il comunismo ermeneutico sceglie senza ombra alcuna di dubbio la via heideggeriana. Verità è sinonimo di autoritarismo e di violenza, in quanto è la pretesa di imporre all’Essere la dimensione dell’Ente, dell’oggetto, e di ridurlo con ciò ad una mera presenza oggettiva. Una pretesa che ha caratterizzato, sul piano filosofico, tutta la storia della metafisica occidentale da Platone ad oggi e che, sul piano sociale e politico, si traduce in società chiuse ed autoritarie, che, assegnano alle classi dominanti il privilegio di conoscere la vera struttura della realtà e a derivarne, così, prestigio e differenziazione sociale. Fino a giungere al nostro mondo contemporaneo, dove l’Essere stato definitivamente rimpiazzato e sostituito dagli enti, lasciando spazio incontrastato alla tecnica, quale riduzione a mero fondo di energia disponibile ed accumulabile sia della natura che dello stesso essere umano. La scelta heideggeriana è così risoluta – e coerente con la biografia intellettuale di almeno uno dei due autori, qual è Gianni Vattimo – che, conseguentemente, per il «comunismo ermeneutico», credo si possa parlare di un comunismo senza marxismo, e, specificamente, di un comunismo senza Il capitale. Operazione ovviamente legittima sul piano dell’infingimento d’idee e della creatività intellettuale, ma assai problematica quanto ad adeguatezza ed efficacia storico-politica rispetto alla realtà effettiva del mondo in cui viviamo.

Il cosiddetto pensiero debole, o ermeneutico, unito con altre prospettive teoriche, quali l’esegesi genealogica d’ispirazione nietzschiano-foucaultiana e il decostruzionismo di Derrida, nel loro comune rifiuto della filosofia come scienza degli universali e delle strutture del permanere, hanno avuto il grande merito di mettere radicalmente in discussione, con tutta la cultura postmoderna, il marxismo del ‘900 in quanto fondato sul presupposto di una soggettività forte, organica e compatta, della storia e della società moderna, quale avrebbe dovuto essere la classe operaia della grande fabbrica e del fordismo. Pensiero ermeneutico, di area germanica, e pensiero genealogico-decostruzionista, di area francese, hanno positivamente continuato, in tal senso, l’opera del cosiddetto marxismo eretico del ‘900 che, in particolare nella seconda metà del secolo, contro il togliattismo e il suo storicismo continuista da un lato e dall’altro contro l’operaismo e la sua esaltazione della rude razza pagana del proletariato operaio, aveva, con varie voci, già criticato un marxismo provvidenzialista da filosofia della storia, con la mitologia di una soggettività presupposta all’evolversi storico-sociale. Ed hanno contribuito, pensiero ermeneutico e decostruzionismo, anche qui positivamente, a chiarire quanto parlare di soggettività implichi ormai, in modo irrefutabile, considerare tutta la tematica dell’esistenziale accanto ed oltre a quella del sociale: includere cioè la dimensione della vita pulsionale e della dinamica degli affetti, della finitudine dell’esistenza umana, della natura del desiderio, del rapporto corporeità/logicità.

Ma gli aspetti positivi del pensiero debole si fermano qui. Giacché esistenziale e sociale, dimensione intersoggettiva e dimensione infrasoggettiva, asse verticale ed asse orizzontale dell’essere umano, vanno integrati, in una ricerca teorica e pratica, che sappia coniugarli insieme, invece che metterli in opposizione. A me sembra infatti che tutta la filosofia dell’esistenziale, da Kierkegaard a Nietzsche, da Heidegger a Derrida, ha sempre visto il sociale come il luogo dell’inautentico e del falsificante: come il luogo di una vita gregaria e massificata, a cui opporre l’autenticità dell’individuazione. Insomma come il luogo delle false verità e dei fallaci universali – il luogo della supposta verità oggettiva -, cui opporre, come Leben contro Logos, esistenza contro essenza, il valore, unico e irripetibile, dell’individualità.

Dunque accogliere l’arricchimento che il pensiero debole ed ermeneutico ha apportato quanto ad esplorazione della dimensione esistenziale ed emozionale dell’essere umano ma contemporaneamente non rifiutare una prospettica realistica di verità, obbligata dal darsi di strutture oggettive e impersonali dell’essere sociale: questa è, a mio avviso, il campo di ricerca di un nuovo progetto etico-politico di trasformazione e di emancipazione. Perché la trama della società capitalistica moderna e contemporanea non rimanda a un processo senza soggetto, come ha preteso un Althusser, più esposto alle seduzioni del pensiero di J. Lacan e dello strutturalismo che non alle ragioni di Marx. Il soggetto della modernità è Il capitale, di cui Marx ha identificato le leggi e la struttura generale. Tanto più oggi quando l’economico è divenuto soggetto globale, pur nella varietà proteiforme dei mille capitali, ma tutti rispondenti alla logica dell’accumulazione dell’Unico Capitale. Anche perché è solo con la società moderna che l’economico si fa effettivamente struttura dominante e condizionante l’intero essere sociale, diversamente dalla teorizzazione che lo stesso Marx, ancora filosofo e metafisico della storia prima della stesura dell’opera matura, ha voluto fare con la dottrina del materialismo storico e con la semplicistica riduzione dell’agire umano, nell’intero corso della sua evoluzione, alla metafora geologico-edilizia di struttura e sovrastruttura (su ciò mi sia consentito rimandare al mio ultimo testo: Un parricidio compiuto. Il confronto finale tra Marx ed Hegel, Jaca Book 2015).

Insomma i limiti del comunismo ermeneutico mi sembra consistano nella debolezza del suo progetto di emancipazione e nella difficoltà, per non dire impossibilità, di trovare un nesso di articolazione tra soggettivo ed oggettivo, tra individuazione e socializzazione. Perché ciò che oggi sarebbe necessario, quanto a un progetto di rinnovamento e di fuoriuscita dalla gabbia d’acciaio della società del capitale, è, a mio avviso una teoria della soggettività adeguata al confronto con la soggettività per eccellenza della modernità che è quella del Capitale. Ed appunto perciò non credo che con la teoria della tecnica proposta da Heidegger si possa indagare criticamente una fenomenologia della soggettività capitalistica, ossia i processi inautentici d’individuazione che oggi mette in essere la produzione di capitale: qual è la contemporanea caratterizzazione linguistico-computazionale di una soggettività che, privata d’interiorità emozionale, partecipa, con incolpevole consenso, ai processi del proprio svuotamento e della propria eteronomia. Tale dialettica di svuotamento e insieme di partecipazione compensativa di superficie può essere, a mio avviso, assai meglio spiegata con la teoria marxiana del Capitale quale valore astratto in processo che non attraverso una teorizzazione circa l’invio destinale dell’Essere.

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“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
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◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
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◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
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◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us