"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" Karl Marx

Mostrando las entradas con la etiqueta György Lukács. Mostrar todas las entradas
Mostrando las entradas con la etiqueta György Lukács. Mostrar todas las entradas

16/2/17

Dialéctica y marxismo: El "debate Lukács"

György Lukács ✆ David Levine 
Continuamos la serie de marxismo y dialéctica con un repaso elemental de algunos tópicos de 'Historia y Conciencia de Clase' y las polémicas entre Lukács y los marxistas soviéticos

Juan Dal Maso

György Lukács es uno de los filósofos marxistas más reconocidos del siglo XX. Su obra es muy vasta y excede ampliamente los temas que trataremos en este artículo. Habiendo sido primero un intelectual tradicional bastante respetado por representantes de las ciencias sociales “burguesas” como Max Weber, se hizo comunista a fines de 1919 y fue comisario de Educación Pública de la República soviética húngara, que tuvo una breve existencia, producto de las difíciles condiciones de supervivencia impuestas por la inmediata posguerra, el cerco de los países imperialistas y la inexperiencia del PC húngaro.

Português
Con posterioridad a la derrota de la revolución húngara y el paso a la clandestinidad, Lukács ya exiliado en Viena pasaría a integrar el staff de la revista Komunismus, identificada con las alas “ultraizquierdistas” del movimiento comunista internacional, la que se publicó entre febrero de 1920 y mediados de 1921. La revista se oponía a la política del Frente Unico obrero, votada en el III Congreso de la Internacional Comunista, así como a la política sindical y parlamentaria.

5/2/17

Note sul Karl Marx di György Lukács

Karl Marx ✆ Manuel Loayza 
Carlo Formenti

Come il lettore ha avuto modo di constatare, questo libro è duramente critico nei confronti della visione postmodernista cui la maggior parte degli intellettuali della sinistra radicale ha aderito negli ultimi decenni. Mi riferisco, in particolare, agli effetti della «svolta linguistica» delle scienze sociali e all’influenza che cultural studies, gender studies, teorie del postcoloniale e la pletora dei post (post industriale, post materiale, ecc.) proliferati a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso hanno esercitato sulla cultura dei nuovi movimenti, attribuendo progressivamente al conflitto politico e sociale il carattere di una competizione fra «narrazioni» e fra «processi di soggettivazione». Questa psicologizzazione del conflitto ha rimpiazzato la lotta di classe con una sommatoria di richieste di riconoscimento identitario da parte di soggetti individuali e collettivi sostanzialmente privi di qualsiasi riferimento ai rapporti sociali di produzione, funzionando, di fatto, da involontario quanto potente alleato del progetto egemonico neoliberista.

È vero che in queste pagine ho preso anche le distanze da una serie di temi cruciali del marxismo: la tesi che presenta la contraddizione fra forze produttive e rapporti di produzione quale ineludibile presupposto della transizione dal capitalismo al socialismo; la convinzione che il progresso tecnologico e scientifico svolgano in ogni caso un ruolo progressivo e l’idea che la storia incorpori un principio evolutivo immanente. Cionondimeno resto convinto del fatto: 1) che la teoria marxista offra strumenti assai più potenti di quelli delle teorie postmoderniste per analizzare e comprendere la realtà economica, sociale e politica in cui viviamo; 2) che nella monumentale opera di Marx esistono spunti che consentono di superare i suoi stessi limiti. Una formidabile guida per compiere questo lavoro di «scioglimento» della dogmatica marxista (spesso imputabile agli esegeti più che al maestro) è il pensiero di György Lukács, dal quale prende le mosse questa nota metodologica.

22/12/16

“L’intero segreto della concezione critica”. Sul lavoro in Lukács e Marx

El joven György Lukács
Matteo Gargani

I. Nel gennaio 1868, armato della consueta mordacità, Marx confessa al sodale di sempre Friedrich Engels come il «Kerl» di turno, Privatdozent di filosofia ed economia politica a Berlino Eugen Dühring, abbia mancato il senso del I libro deIl CapitaleL’«intero segreto della concezione critica» – scrive Marx riferendosi proprio alla sua «Critica dell’economia politica» – sta nel fatto che «se la merce ha il doppio carattere di valore d’uso e valore di scambio, allora anche il lavoro rappresentato nella merce deve avere carattere doppio». Centrale è quindi la distinzione tra «lavoro astratto» e "lavoro concreto", sfuggita non solo a Dühring, ma secondo Marx anche agli stessi fondatori dell’economia politica: «la semplice analisi fondata sul lavoro sans phrase come in Smith, Ricardo ecc. deve sempre andare a sbattere in questioni inesplicabili»1. Ricorrendo alla nota immagine della rivoluzione copernicana, possiamo dire che Marx individua quella da lui operata nel campo dell’economia politica nella fondamentale distinzione tra «lavoro astratto» e "lavoro concreto", pendant soggettivo della doppia natura del valore già incorporata nella merce. È proprio sul «concetto di lavoro» nell’intera opera di uno tra i più celebri filosofi del xx secolo che si concentra Individuo, lavoro, storia. Il concetto di lavoro in Lukács di Antonino Infranca.

10/8/16

A proposito del giovane Marx

Carlo Scognamiglio

La casa editrice Orthotes ha ripubblicato Il giovane Marx (un agile opuscolo che György Lukács diede alle stampe nel 1954), in un’elegante edizione curata da Piergiorgio Bianchi, che ripropone, con pochi accorgimenti, la bella traduzione di Angelo Bolaffi, del 1978. Lukács non è solo un filosofo importante, ma è stato anche un grande scrittore, e la sua pagina è sempre stilisticamente apprezzabile, nonché pregna di intense riflessioni. Questo libro, come altre sue opere, si lascia leggere con avidità da quei lettori che apprezzano il raro connubio tra una prosa chiara e lineare, e la complessità della riflessione teorica.

Procedendo con ordine, l’autore segmenta il processo formativo di Marx secondo le fasi distinte della sua produzione giornalistica e filosofica. Secondo Lukács, la dissertazione dedicata alla Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro, con la quale Marx completò il suo percorso di studi universitari nel 1841, costituisce una notevole testimonianza della capacità del giovane studioso di distinguersi nel quadro concettuale della sinistra hegeliana, per la sua volontà di cercare un superamento del padre della dialettica che non fosse estrinsecamente polemico. Vengono messi a fuoco già in questa fase aurorale del pensiero marxiano alcuni elementi importanti della sua successiva maturazione teoretica, primo fra tutti l’embrionale tracciato di un materialismo non naturalistico, inteso quale veicolo di emancipazione anti-assolutistica.

3/9/15

Per György Lukács | Sua opera costituisce il più ampio e ambizioso tentativo di costruire un sistema filosofico sulla base dell’opera di Karl Marx [I & II]

Foto: György Lukács
Renato Caputo   |   Fra gli scritti giovanili di Lukács (Budapest 1885 – Budapest 1971), anteriori all’approdo al marxismo, occorre ricordare, in particolare, L’anima e le forme e Teoria del romanzo. Tali opere risentono della formazione del giovane Lukács, che ha avuto modo di studiare con alcuni dei maggiori filosofi e sociologi del tempo, come Heinrich Rickert e Georg Simmel. In esse la riflessione sull’arte e la vita si intreccia sempre più con la filosofia della storia, che diverrà un punto fermo della visione del mondo di Lukács negli anni successivi.

Per quanto riguarda la prima opera, del 1911, influenzata in particolare dalla filosofia della vita allora in voga, Lukács mostra come l’opera d’arte da una parte esprime un determinato atteggiamento nei confronti della vita, dall’altra interviene sul suo caotico corso regolandolo mediante la forma.

19/8/15

Lukács y la dialéctica de la naturaleza de Engels

Friedrich Engels
✆ Kalmykishjew 
Joseph Ferraro   |   El primer personaje de renombre que criticó la dialéctica de la naturaleza de Engels fue Georg Lukács, quien vio en el método dialéctico únicamente el vehículo de la revolución. El artículo expone las razones de la postura de Lukács y demuestra que no ha interpretado las palabras de Engels del Anti-Dühring en el contexto de esta misma obra o en el del Ludwig Feuerbach. Incluso, Lukács se contradice a si mismo y, lógicamente, se ve forzada a aceptar el método de las ciencias naturales criticado por el mismo como burgués. Finalmente, se demuestra la importancia de la dialéctica de la naturaleza para el materialismo histórico, relevancia que no debe ser confundida con el concepto stalinista de la misma. Para Engels y, podemos agregar, para Marx, sin una dialéctica de la naturaleza no puede existir la producción propiamente humana y, en consecuencia, tampoco la historia humana consciente.
1. La dialéctica equivocada de Engels, según Lukács
Como el lector ha de saber, una de las primeras personas que negó, en contra de Engels, que hubiese una dialéctica en la naturaleza, fue Georg Lukács. Su razonamiento para rechazar la existencia de esta dialéctica es bastante sencillo: "la dialéctica materialista es una dialéctica revolucionaria" y, por tanto, trata de la íntima relación que existe entre la teoría y la praxis, no s61o en el sentido de que la teoría se convierte en la "fuerza material en cuanto que afecta a las masas", sino que "hay que encontrar además, en la teoría y en el modo como ella afecta a las masas, los momentos, las determinaciones que hacen de la teoría, del método dialéctico, el vehículo de la revolución".

15/5/15

Lukács y Marx contra el ‘ecologismo acrítico’: por una ética ambiental materialista

João Leonardo Medeiros & Eduardo Sá Barreto   |   Es seguro afirmar que la preocupación por la inminente crisis ambiental es hoy generalizada. Además de los desastres ambientales provocados por los seres humanos –como los casos de derramamiento de petróleo del Amoco Cadiz en la costa francesa y del Exxon Valdez en el Golfo de Alaska, la tala de árboles en el Amazonas, el accidente nuclear en Chernobil–, la intensidad y el número de eventos extremos llamados naturales exhiben cada vez más su carácter antropogénico. No sorprende, de esa forma, que la temática ambiental haya provocado reflexiones en diversos sectores de la sociedad.

Aunque restrictas en número y en capacidad de movilización, es posible identificar formulaciones teóricas de los problemas ambientales que se inspiran en análisis radicalmente críticos de la sociedad (i.e., en Marx y en el marxismo). Autores como Foster (2002) y Burkett (1999) ya establecieron, a nuestro juicio con éxito, el vínculo entre la dinámica propia de la formación socio-económica vigente y los innumerables fenómenos de degradación ambiental. Incluso así, continúa prevaleciendo en el debate sobre el tema lo que llamaremos ecologismo acrítico (o presentista): el ecologismo (estudio científico de la relación entre la vida social y el ambiente natural) que se distingue por la pretensión de superar los problemas ambientales en el interior de la formación social en que vivimos, la sociedad regida por el capital.

16/4/15

L’estetica di Lukács fra arte e vita | Considerazioni storiche, politiche e filosofiche

Costanzo Preve   |   Georg Lukács (o se si vuole in ungherese Lukács György, con il nome proprio che segue il cognome) non è stato soltanto un grande teorico dell’Estetica, o più esattamente della specificità del fatto estetico (Eigenart des Ästhetischen), come preferiva sobriamente esprimersi e come ha intitolato il suo capolavoro sistematico dedicato appunto all’estetica, ma è stato uno dei massimi testimoni filosofici del novecento. Per questa ragione una trattazione esclusivamente specialistica delle sue posizioni sull’arte sarebbe fuorviante, perché nella visione “classica” di Lukács (che era poi anche quella di Hegel e di Marx, i suoi maggiori maestri) l’Arte era un momento del grande processo dialettico dell’emancipazione umana. Cercherò di “arrivare” a questa conclusione interamente “estetica” con una serie di approssimazioni di tipo storico, politico e filosofico.
1. Lukács, un uomo che seppe sempre essere presente agli “appuntamenti storici” del Novecento

10/3/15

György Lukács y el estalinismo

Nicolás Tertulian   |   Son escasos los que actualmente, evocando la lucha de los intelectuales contra los regímenes totalitarios del Este, hacen referencia a otras formas de oposición que no sea la de los disidentes. EL mérito de estos hombres valientes que, desde Andrei Sajarov a Vaclav Havel y de Leszek Kolakowski a Alenxandre Sojénistsyn han adquirido una legítima audiencia, no debería sin embargo hacernos olvidar, por un reflejo anticomunista comprensible pero no por ello simplista, el hecho que la contestación ha comenzado en el interior mismo del sistema y que intelectuales marxistas como Bertolt Brecht, Ernst Bloch o George Lukács han denunciado ardientemente las prácticas Stalinianas y el "socialismo de cuartel". El contenido y la finalidad de sus críticas eran evidentemente diferentes a las de sus disidentes: deseaban la reforma radical de estas sociedades, su reconstrucción sobre bases auténticamente socialistas, y no la restauración del capitalismo. En 1958, Ernst Bloch confiaba con amargura a su amigo Joachim Schumacher que él mismo y sus discípulos habían sido objeto de una represión brutal en la RDA. En su carta, enviada por prudencia desde Austria, explicaba a su interlocutor que su crítica contra la "Satrapen-Misswirtschaft" (desastrosa economía de sátrapas) había sido durante un tiempo tolerada, y de mejor o peor grado aceptada, pero que desde la aparición del movimiento contestatario húngaro – el círculo Petofi se comienza a reunir en 1956- la situación había cambiado completamente. Se sucedían las vejaciones y prohibiciones. Prohibición de enseñar, prohibición de publicar el tercer volumen del libro Principio Esperanza. Bloch presentaba la situación con una fórmula lapidaria: "Man brauchte einen deutschen Luckács…" (1)

25/6/14

Dominación y extrañamiento en la sociedad capitalista

Nelson Guzmán  |  En el capitalismo, como bien lo ha expresado György Lukács, la vida está sometida al ser social. La sociedad ha subordinado a los hombres al imperio de la dominación. El trabajo ha terminado de convertirse en un objeto, hablamos sin duda de la alienación que producen las relaciones sociales de producción. Marx se separa de Hegel exactamente en el giro lingüístico que genera su teorización, entrabamos a comprender la sociedad capitalista echando mano al concepto de totalidad. Althusser dirá que Marx estaba descubriendo un nuevo continente para la historia.

La expresión más concreta es su ruptura epistemológica con la antigua manera de interpretar al mundo. El marxismo rompe con el escepticismo, lo hace también con el idealismo y con el hábito de estudiar la realidad fragmentariamente como lo habían realizado las teorías burguesas. Otras formas de concebir la historia apelaban al pensamiento mesiánico, se creía en los hombres predestinados a realizar los cambios trascendentales. El estalinismo tuvo mucho de esto, nadie se atrevía a contravenir al caudillo, hacerlo era considerado una herejía y sin duda llevó a las persecuciones más terribles realizadas en la Unión de Repúblicas Socialistas Soviéticas.

14/2/14

En torno al desarrollo filosófico del joven Marx (1840-1844)

El joven Karl Marx...
György Lukács  |  Desde los años veinte la evolución del joven Marx es asequible a la ciencia a través de la publicación de importantes manuscritos de su época de transición; sin embargo, nosotros los marxistas aún no hemos revisado minuciosa y detalladamente todos los caminos y faces de su desarrollo: desde el temprano Hegelianismo hasta la fundación del Materialismo dialéctico e histórico. Lo que hasta ahora falta sobre esto es una concienzuda monografía, en la que se presenten las diferentes etapas de la superación hecha por el joven Marx de 3a dialéctica idealista de Hegel. En nuestra tentativa de presentar un resumen, esta insuficiencia nos proporciona grandes dificultades. Asimismo este trabajo sólo puede resaltar algunos puntos esenciales que se deben tener en cuenta en el estudio de la historia del origen del Marxismo, en relación con los problemas filosóficos. Desde la publicación de los escritos juveniles de Marx por el Instituto Marx-Engels-Lenin –MEL– en Moscú ha sido visible su camino evolutivo por lo menos en sus rasgos fundamentales. Se nos presenta hoy mucho más clara y completa la fisonomía es­piritual del joven Marx, de lo que había sido posible en base a la edición póstuma mehringiana.2

Vemos que en Marx los rasgos intelectuales de su carácter, que serán decisivos más tarde, sobresalen ya desde su temprana juventud:

16/12/13

Sobre el marxismo ortodoxo de György Lukács

György Lukács
✆ Allan Macdonald 
Manuel Sacristán  |  Alrededor del comienzo de la primera guerra mun­dial, cuando entre los intelectuales europeos «ortodoxia marxista» sonaba a vulgaridad y estupidez, uno de los es­critores más brillantes y sutiles de Centroeuropa, Gyórgy —o Georg, según la portada de sus muchas obras ale­manas— Lukács, abandonó el trabajado estilo concep­tista que ya le había dado fama entre sus colegas y, mientras buscaba un lenguaje de simple decir cosas y exhortar a practicarlas, escribió un ensayo titulado ¿Qué es marxismo ortodoxo? en el que construía una tajante manifestación de ortodoxia marxista. «Esa ortodoxia» —escribe nada más empezar el ensayo— «es la convic­ción científica de que en el marxismo dialéctico se ha descubierto el método de investigación correcto, que ese método no puede continuarse, ampliarse ni profundizar­se más que en el sentido de sus fundadores. Y que, en cambio, todos los intentos de 'superarlo' o de corregirlo han conducido y conducen necesariamente a su deformación superficial, a la trivialidad, al eclecticismo» (HCC 2)1. Han pasado casi cincuenta años desde que Lukács, muerto hace poco, publicó esa declaración de ortodoxia marxista. Durante ese medio siglo Lukács ha estado siempre presente en la autoconsciencia del mar­xismo. La noción de ortodoxia marxista, que es el cen­tro de toda reflexión del marxista sobre sí mismo, pun­túa la obra de Lukács en este medio siglo. Es un tema adecuado para hacer memoria del viejo filósofo desa­parecido, uno de los últimos intelectuales comunistas de los que intervinieron activamente en 1917-1919.

Lukács y la dialéctica de la naturaleza de Engels

Friedrich Engels
✆ Estampilla de la URSS, 1935
Joseph Ferraro  |  Como el lector ha de saber, una de las primeras personas que negó, en contra de Engels,que hubiese una dialéctica en la naturaleza, fue Georg Lukács. Su razonamiento para rechazar la existencia de esta dialéctica es bastante sencillo: “la dialéctica materialista es una dialéctica revolucionaria” y, por tanto, trata de la íntima relación que existe entre la teoría y la praxis, no sólo en el sentido de que la teoría se convierte en la ”fuerza material en cuanto que afecta a las masas“, sino que “hay que encontrar además, en la teoría y en el modo como ella afecta a las masas, los momentos, las determinaciones que hacen de la teoría, del método dialéctico, el vehículo de la revolución”. (1) Lo esencial de la dialéctica, como vimos en el párrafo anterior, según Lukács, es su aspecto revolucionario. Pero la claridad acerca de esta función de la teoría ha quedado oscurecida en el Anti-Dühring. En una palabra, la exposición de Engels queda incompleta y, tal vez, hasta inadmisible (Lukács. 1985: 3).

1. La dialéctica equivocada de Engels, según Lukács

Dándonos algunos detalles para defender su postura, Lukács nos dice que en la obra citada, Engels “describe la formación de conceptos propios del método dialéctico poniéndola en contraposición con la ‘metafísica“‘. Engels “subraya con gran energía que

25/9/13

Del marxismo, el existencialismo y la filosofía posmoderna

Karl Marx ✆ David Lake
Hugo Rafael Mancuso  |  El objetivo general en este trabajo es presentar una reflexión deconstructiva del pensamiento de György  Lukács y Martin Heidegger y de los límites o las consecuencias de sus ideas, centralizándola en la metodología y estética que proponen ambos autores, sus filiaciones comunes y relaciones dialógicas; esto es, en el funcionamiento responsivo de la producción escrita de ambos, aceptando con M. Bachtin que todo texto funciona como una respuesta en un proceso intertextual y de diálogo. En tal sentido, se identifican los núcleos temáticos en la relectura de Marx, que emprende Lukács, para relacionarlos con el pensamiento de Heidegger y finalmente postular las filiaciones entre ambas reflexiones. Las conclusiones del presente dan cuenta del nivel de aproximación entre el pensamiento de Lukács y de Heidegger, sus tensiones y réplicas en la teoría social y la estética contemporánea. Son pocas las relaciones que se han hecho hasta el presente entre György  Lukács [1885-1971] y Martin Heidegger [1889-1976] (cfr. Goldmann 1973) autores cuyos pensamientos (en una primera aproximación) podrían considerase diametralmente opuestos. No obstante, y a modo de introducción, podrían señalarse algunas coincidencias. En primer lugar ambos encarnan algunas de las principales críticas al positivismo filosófico hegemónico de la segunda mitad del siglo XIX: Lukács lo hace revisitando el marxismo; Heidegger a partir de un retorno a una metafísica «pura» (en el sentido en que se la había entendido desde la Grecia clásica y a lo largo de la Edad Media y Moderna).

Por otro lado los dos son críticos del capitalismo de la segunda mitad del siglo XIX, núcleo del que pretenden tomar distancia: uno desde el marxismo, el otro desde la ontología. Implícitamente y de una manera un poco más tensa, ambos postulan una reformulación de la teoría del sujeto enunciada por la modernidad. Asimismo −e implícitamente también− se replantearán la relación entre teoría social, filosofía y práctica política (en el primer Lukács y fundamentalmente

◆ El que busca, encuentra...

Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocasKarl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” Agencia de Informaciones Mercosur AIM
Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us