"No hay porvenir sin Marx. Sin la memoria y sin la herencia de Marx: en todo caso de un cierto Marx: de su genio, de al menos uno de sus espíritus. Pues ésta será nuestra hipótesis o más bien nuestra toma de partido: hay más de uno, debe haber más de uno." — Jacques Derrida

◆

"Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen a su libre arbitrio, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo aquellas circunstancias con que se encuentran directamente, que existen y les han sido legadas por el pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Y cuando éstos aparentan dedicarse precisamente a transformarse y a transformar las cosas, a crear algo nunca visto, en estas épocas de crisis revolucionaria es precisamente cuando conjuran temerosos en su auxilio los espíritus del pasado, toman prestados sus nombres, sus consignas de guerra, su ropaje, para, con este disfraz de vejez venerable y este lenguaje prestado, representar la nueva escena de la historia universal" — Karl Marx

24/9/14

Rileggere i ‘Grundrisse’ dopo il Capitale

Karl Marx ✆ Holzschnitt
► Il testo è una sintesi della relazione presentata all’Università di Bergamo, al convegno internazionale “Reading the Grundrisse” (Leggere i Grundrisse), organizzato dal dipartimento di Scienze Economiche, nell’ambito dell’unità di ricerca Prin 2006 (coordinata da Mario Cingoli dell’Università di Milano Bicocca), e promosso dall’International Symposium of Marxian Theory e dalla rivista anglosassone “Historical Materialism”

Riccardo Bellofiore   |   I Grundrisse sono un testo fondativo. L’enorme manoscritto va preso per quel che è: una frenetica, e geniale, stenografia intellettuale. Un testo pieno di ambiguità che hanno permesso letture contrapposte, caratterizzate ora dall’estremo soggettivismo, ora dall’estremo oggettivismo. A me pare che vadano letti in modo diverso da quello corrente, a “ritroso”, sullo sfondo del Capitale. Non nella sequenza inversa, che si è in qualche modo imposta: i Grundrisse “prima” del Capitale. Il che scivola, prima o poi, negli uni “contro” l’altro. Nei Grundrisse Marx, che ha già ben chiara la distinzione tra “capacità lavorativa vivente” e il lavoro in quanto tale, come “attività”, si esprime ciò non di meno con grande ambiguità: una ambiguità che scomparirà pressoché del tutto nel Capitale. 

Marx parla, un po’ sbrigativamente, di scambio del “lavoro” con il capitale, uno scambio in cui il lavoro viene ceduto al capitale, e il capitale ottiene in questo scambio stesso ancora lavoro. Il lavoratore per la sua prestazione ottiene nient’altro che il “valore” di questo “lavoro”. Se si leggono queste frasi a partire dal Capitale, il loro senso si scioglie. Di altro non si parla se non della natura duplice del rapporto sociale tra capitale e lavoro: segnato, da un lato, dalla “compravendita” sul mercato del lavoro della forza-lavoro acquistata dal monte salari; dall’altro, dall'”uso” della forza-lavoro nel processo di produzione.

Il primo momento, nella circolazione, apre al secondo momento, nella produzione: alla estrazione (potenzialmente conflittuale) del lavoro “in movimento” dal lavoratore; una “attività” che è per sua natura “fluida”, in divenire. Tanto la forza-lavoro quanto il lavoro vivo sono inseparabili dal lavoratore “libero”, in quanto essere umano socialmente determinato. Certo, quell’ambiguità apre la strada alla visione del lavoro vivo “come soggettività”, tipica dell’operaismo “ideologico”, dove il “lavoro vivo” può identificarsi, a scelta o insieme, con la capacità di lavoro o con il lavoratore, e talora riferirsi invece alla attività e alla non-attività (e quindialla fine tutto è meno che “lavoro”).

Nei Grundrisse il capitale si identifica con la tendenza universale alla estrazione massima, illimitata, di lavoro “eccedente”, oltre il lavoro necessario. Sta qui il germe dell’universalità del capitale, di un mondo di bisogni sempre più sviluppati, di una laboriosità generale – del mercato mondiale. Per capire in che senso, non possiamo fermarci alla produzione immediata e dobbiamo considerare la circolazione delle merci. Il valore “ideale” deve attualizzarsi sul mercato finale delle merci. Il capitale, nella spinta a massimizzare il plusvalore, ma dunque anche a tendere all’estremo il lavoro eccedente oltre il lavoro necessario, finisce con il comprimere il salario in termini relativi. Nella sua forma “pura” questa tendenza si attua per il tramite dei metodi mirati all’estrazione di plusvalore relativo, che conduce alla riduzione della quota dei salari sul nuovo valore aggiunto, anche se il salario reale è in aumento (purché questo aumento non ecceda l’aumento della forza produttiva del lavoro). Certo, i lavoratori assunti dagli “altri” capitalisti sono parte del mercato. Il singolo capitalista, se detesta la crescita dei salari dei propri lavoratori, non è dispiaciuto dall’aumento dei salari dei lavoratori impiegati altrove. Questo ragionamento non può però valere per il “capitale in generale”.

Se la valorizzazione è trainata dalla domanda, come si può superare il problema del realizzo del valore delle merci? Nei Grundrisse Marx chiarisce come già con l’estrazione del plusvalore assoluto, ma ancor più sistematicamente con quella del plusvalore relativo, sia impensabile l’espansione di un capitale senza che si abbia la costituzione contemporanea di altri capitali. Il che significa la simultanea presenza di altri punti di lavoro e altri punti di scambio. All’estendersi “quantitativo” e all’approfondimento “qualitativo” della divisione dello scambio nel mercato deve corrispondere, affinché l’offerta trovi ovunque una corrispettiva e adeguata domanda, il realizzarsi effettivo di definiti e precisi rapporti quantitativi tra i rami di produzione. Queste vere e proprie condizioni di “equilibrio” sono legate in modo necessario a un determinato rapporto tra lavoro eccedente e lavoro necessario: dunque, al saggio del plusvalore che si fissa nella produzione immediata. Esse dipendono, inoltre, da come questo plusvalore si divide in consumo (spesa del plusvalore come reddito) e investimento (spesa del plusvalore come capitale). Alle relazioni in termini di “valore (di scambio)” devono corrispondere particolari relazioni in termini di “valore d’uso” (materie prime, macchinari, lavoratori ecc.), che devono essere disponibili in quantità e qualità adeguate.

Il problema non è tanto la “casualità” dei rapporti di scambio in sé e per sé. E’ piuttosto il fatto che il saggio di plusvalore muta continuamente, e una riproduzione “bilanciata” e in equilibrio non può a un certo punto che essere infranta. La crisi di “sovrapproduzione di merci” sopravviene per ragioni “interne” al capitale: ha origine ultima nella produzione. La crisi da meramente “possibile” diviene sempre più “probabile”: e proprio la sua dilazione grazie al credito la renderà più devastante nel momento in cui essa si verificherà.

Il lavoro astratto non è, semplicemente, il lavoro di un generico produttore in una società di scambio generale di merci. E’, soprattutto, il lavoro dei produttori separati di una società capitalistica, del lavoratore collettivo organizzato nelle imprese, nei molti capitali in concorrenza: è il lavoro vivo del salariato. La prestazione del lavoratore salariato tende a perdere “ogni carattere d’arte”. Ma c’è dell’altro. Il lavoro del lavoratore salariato è “privo di oggetto”. Caratteristica che investe tutte le dimensioni del “lavoro”. Investe la “capacità lavorativa vivente”. Il lavoratore non ha proprietà o possesso dei mezzi di produzione: non può procurarsi i mezzi di sussistenza, ed è costretto ad alienare la propria forza-lavoro al capitalista. Investe il lavoro in quanto “attività”, in quanto l’uso di tale capacità è ormai “di altri”. In quanto prodotto di una attività ormai essa stessa “estranea”, lo stesso valore d’uso non gli appartiene. Il lavoratore è il “povero assoluto”, quale che sia la sua retribuzione.

Quando Marx giunge alla considerazione del modo di produzione “specificamente” capitalistico diviene più chiaro che le proprietà “concrete” del lavoro, così come la forza produttiva del lavoro sociale, sono in qualche modo prodotte, dal capitale stesso, che ha preso un corpo. Un “corpo materiale”, un “corpo meccanico”, dai tratti mostruosi, che rende interna al lavoro oggettivato e morto l’alterità del lavoro vivo, perché immette in sé la capacità di lavoro, e dunque i lavoratori in carne ed ossa. Quel mostro a questo punto inizia a lavorare “come se avesse amore in corpo”. Il lavoro “concreto” non scompare affatto. Il punto semmai è che le “qualità” concrete vengono oramai attribuite al lavoratore collettivo, ma dunque all’impresa nel suo complesso unitario di fattori “oggettivi” e “soggettivi”, da una volontà e una coscienza “esterni”.

I mezzi di produzione non sono più strumenti del lavoro: al contrario, è il lavoro che diviene strumento dei suoi strumenti. Questa inversione è essenziale a produrre quell’incremento della forza produttiva del lavoro sociale che si mistifica come “produttività del capitale”. Sembra proprietà delle “cose” stesse in quanto cose (mezzi di produzione, denaro) quella di produrre, per natura, plusvalore e plusprodotto. Questo feticismo, ci dirà meglio il Capitale , discende dal “carattere di feticcio” del capitale: davvero quelle “cose”, quando stanno dentro il rapporto sociale capitalistico, hanno quelle proprietà “sovrasensibili”. Non per natura, ma per la natura del capitale. Il “sociale” della cooperazione dentro il lavoro è imposto ai lavoratori dal capitale. Non è affatto una illusione. La “ricchezza”, cioè i valori d’uso, quantitativamente e qualitativamente, dipendono sempre di più anche dall’impiego del General Intellect .

Il “Frammento sulle macchine”, come può essere valutato? La riduzione del tempo di lavoro cristallizzato nella merce singola significa che si riduce il tempo di lavoro (pagato dal capitale) che è necessario destinare a riprodurre nel tempo la classe dei lavoratori secondo un certo livello di “sussistenza”. In forza del continuo aumento della produttività del lavoro a cui dà vita il capitale si libera tempo “superfluo”, come tempo reso “disponibile”. Potrebbe darsi allora quella parziale liberazione “dal” lavoro che è condizione affinché si renda possibile la liberazione “del” lavoro stesso su cui insiste Marx in queste stesse pagine (si leggano i brani sulla visione del lavoro in Smith). Solo allora il lavoro potrebbe divenire il primo bisogno. Il peccato mortale del capitalismo, per Marx, è proprio quello di negare questa possibilità. La totalizzazione, assorbente ed esclusiva, del lavoro finisce con l’uccidere la dimensione attiva dell’essere umano.

Il Marx del Capitale ci dice che la dinamica immanente del capitalismo fa sì che il tempo di lavoro “disponibile” rimanga costretto nella gabbia del tempo di lavoro eccedente. Le stesse macchine che “incorporano” il General Intellect portano con sé un giro di vite nell’estrazione di plusvalore assoluto. Di più, l’estensione del tempo di lavoro si accompagna a una sua maggiore intensità. Si impone la “simultaneità” dei tempi dello sfruttamento. Viene negata alla radice qualsiasi visione sequenziale, in favore di una visione circolare (meglio, a “spirale”), del rapporto tra plusvalore assoluto e plusvalore relativo.

Il brano sul General Intellect e sul “crollo” della produzione basata sul valore di scambio non può essere letto separatamente da quella tendenza alla sovrapproduzione generale di merci che mette radicalmente in dubbio la possibilità che il maggior valore d’uso prodotto si confermi come valore di scambio sul mercato finale. La potenziale riduzione del tempo di lavoro non può realizzarsi, in forza della inesausta fame di lavoro “vivo” e di surplus-lavoro del capitale. Si potrebbe dire così. Il capitale che si espande ha bisogno di più mercato. Un’estensione del mercato richiede uno sviluppo dei bisogni, il che a sua volta comporta la costituzione di “individui universalmente sviluppati”. Ma individui universalmente sviluppati si danno solo se a un certo punto si attua una riduzione del tempo di lavoro. Solo se, in altri termini, il tempo di lavoro disponibile non si traduce integralmente in tempo eccedente di lavoro, ma anche in tempo dedicato ad altro che non sia la produzione. Questo è però esattamente ciò che il capitale, in forza della propria natura, non può consentire se non forzato dal conflitto ed entro limiti determinati.

La tendenza alla massimizzazione del (plus)lavoro conduce al concretizzarsi, prima o poi, di un limite al capitale posto dal capitale stesso: perché questo significa la crisi generale dal lato della domanda, come esito della dinamica della produzione. E’ per questo che il “furto del tempo di lavoro altrui” diviene una “base miserabile” per lo sviluppo delle forze produttive. Non vi è nessun meccanicismo, ma si rimanda alla crisi e alla sua sorgente nella dinamica di classe a partire dalla produzione.

Título original: “Come se avesse l’amore in corpo”. Rileggere i Grundrisse dopo il Capitale”


◆ El que busca, encuentra...

“Todo lo sólido se desvanece en el aire; todo lo sagrado es profano, y los hombres, al fin, se ven forzados a considerar serenamente sus condiciones de existencia y sus relaciones recíprocas” — Karl Marx

Not@s sobre Marx, marxismo, socialismo y la Revolución 2.0

— Notas notables
◆ Cecilia Feijoo: Apuntes sobre el Concepto de Revolución Burguesa en Karl Marx — Red Diario Digital
◆ Moishe Postone: Il compito della teoria critica oggi: Ripensare la critica del capitalismo e dei suoi futuri — Blackblog Franco Senia
◆ Pierre-Yves Quiviger: Marx ou l'élimination des inégalités par la révolution — Le Point
◆ Hernán Ouviña: Indigenizar el marxismo — La Tinta
◆ Emmanuel Laurentin: Les historiens américains et Karl Marx — France Culture
◆ Adèle Van Reeth: Le Capital de Karl Marx: La fabrique de la plus-value — France Culture
◆ Manuel Martínez Llaneza: Reproches a Marx acerca de El Capital (Bajo la égida de Friedrich Engels) — Rebelión
◆ Victoria Herrera: Marx y la historia — Buzos
◆ Alejandro F. Gutiérrez Carmona: La vigencia del pensamiento marxista — Alianza Tex
◆ Víctor Arrogante: El Capital y las aspiraciones de la clase trabajadora — Nueva Tribuna
◆ Mauricio Mejía: Karl Marx, el poeta de la mercancía — El Financiero
◆ Emmanuel Laurentin: Karl Marx à Paris: 1843-1845 — France Culture
◆ Jacinto Valdés-Dapena Vivanco: La teoría marxista del Che Guevara — Bohemia
◆ Aldo Casas: El marxismo como herramienta para la lucha — La necesidad de la formación en la militancia — La Tinta
◆ Evald Vasiliévich Iliénkov: La dialéctica de lo abstracto y lo concreto en El Capital de Marx — Templando el Acero
◆ Vincent Présumey: Suivi des écrits de Karl Marx / 1837-1848 - Part I, Part II, Part III & Part IV — Mediapart
◆ Roman Rosdolky: Marx ésotérique et Marx exotérique — Palim Psao
◆ Lepotier: Marx, Marxisme, Cui bono? — Bella Ciao
◆ Andrea Vitale: La critica di Pareto a Marx: una abborracciatura — Operai e Teoria
◆ Annelie Buntenbach: Marx provides us with a glimpse behind the scenes of capitalism — Marx 200
◆ Antoni Puig Solé: La Ley del Valor y la ecología en Marx — Lo que somos
◆ Vladimiro Giacché: Note sui significati di "Libertà" nei Lineamenti di Filosofia del Diritto di Hegel — Il Comunista
◆ Salvador López Arnal: Manuel Sacristán (1925-1985) como renovador de las tradiciones emancipatorias — Rebelión
◆ Paúl Ravelo Cabrera: Marx, Derrida, el Gesto Político y la supercapitalización mundial — Scribb
◆ Dino Greco: In difesa del marxismo — Sollevazione
◆ Alberto Quiñónez: Arte, praxis y materialismo histórico — Rebelión
◆ Josefina L. Martínez: Feminismo & Socialismo marxista - Eleanor Marx, la cuestión de la mujer y el socialismo — Rebelión
◆ John Bellamy Foster: Marx y la fractura en el metabolismo universal de la naturaleza — Scribb
◆ José Manuel Bermudo Ávila: Concepto de Praxis en el joven Marx — Scribb
◆ Carlos Oliva Mendoza: Adolfo Sánchez Vázquez: ¿marxismo radical o crítica romántica? — InfoLibre
◆ Bernardo Coronel: ¿El marxismo es una ciencia? — La Haine
◆ Sylvain Rakotoarison: Le capitalisme selon Karl Marx — Agora Vox

— Notas y comentarios sobre El Capital
◆ António Ferraz: Os 150 anos do livro ‘O Capital’, de Karl Marx — Correio do Minho
◆ Horacio Tarcus: Traductores y editores de la “Biblia del Proletariado” - Parte I & Parte II — Memoria
◆ Emmanuel Laurentin: Le Capital, toujours utile pour penser la question économique et sociale? — France Culture
◆ J.M. González Lara: 150 años de El Capital — Vanguardia
◆ Roberto Giardina: Il Capitale di Marx ha 150 anni — Italia Oggi
◆ Alejandro Cifuentes: El Capital de Marx en el siglo XXI — Voz
◆ Marcela Gutiérrez Bobadilla: El Capital, de Karl Marx, celebra 150 años de su edición en Londres — Notimex
◆ Mario Robles Roberto Escorcia Romo: Algunas reflexiones sobre la vigencia e importancia del Tomo I de El Capital — Memoria
◆ Antoni Puig Solé: El Capital de Marx celebra su 150° aniversario — Lo que Somos
◆ Jorge Vilches: El Capital: el libro de nunca acabar — La Razón
◆ Carla de Mello: A 150 años de El Capital, la monumental obra de Karl Marx — Juventud Socialista del Uruguay
◆ Rodolfo Bueno: El Capital cumple 150 años — Rebelión
◆ Diego Guerrero: El Capital de Marx y el capitalismo actual: 150 años más cerca — Público
◆ José Sarrión Andaluz & Salvador López Arnal: Primera edición de El Capital de Karl Marx, la obra de una vida — Rebelión
◆ Sebastián Zarricueta: El Capital de Karl Marx: 150 años — 80°
◆ Marcello Musto: La durezza del 'Capitale' — Il Manifesto
◆ Esteban Mercatante: El valor de El Capital de Karl Marx en el siglo XXI — Izquierda Diario
◆ Michael Roberts: La desigualdad a 150 años de El Capital de Karl Marx — Izquierda Diario
◆ Ricardo Bada: El Capital en sus 150 años — Nexos
◆ Christoph Driessen: ¿Tenía Marx razón? Se cumplen 150 años de edición de El Capital — El Mundo
◆ Juan Losa: La profecía de Marx cumple 150 años — Público
◆ John Saldarriaga: El Capital, 150 años en el estante — El Colombiano
◆ Katia Schaer: Il y a 150 ans, Karl Marx publiait ‘Le Capital’, écrit majeur du 20e siècle — RTS Culture
◆ Manuel Bello Hernández: El Capital de Karl Marx, cumple 150 años de su primera edición — NotiMex
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge
◆ Jérôme Skalski: Lire Le Capital, un appel au possible du XXIe siècle - L’Humanité
◆ Sebastiano Isaia: Il Capitale secondo Vilfredo Pareto — Nostromo

— Notas y reportajes de actualidad
◆ Román Casado: Marx, Engels, Beatles, ese es el ritmo de Vltava — Radio Praga
◆ María Gómez De Montis: El Manifiesto Comunista nació en la Grand Place — Erasmus en Flandes
◆ Enrique Semo: 1991: ¿Por qué se derrumbó la URSS? — Memoria
◆ Michel Husson: Marx, un économiste du XIXe siècle? A propos de la biographie de Jonathan Sperber — A L’Encontre
◆ César Rendueles: Todos los Marx que hay en Marx — El País
◆ Alice Pairo: Karl Marx, Dubaï et House of cards: la Session de rattrapage — France Culture
◆ Sebastián Raza: Marxismo cultural: una teoría conspirativa de la derecha — La República
◆ Samuel Jaramillo: De nuevo Marx, pero un Marx Nuevo — Universidad Externado de Colombia
◆ Sergio Abraham Méndez Moissen: Karl Marx: El capítulo XXIV de El Capital y el “descubrimiento” de América — La Izquierda Diario
◆ Joseph Daher: El marxismo, la primavera árabe y el fundamentalismo islámico — Viento Sur
◆ Francisco Jaime: Marxismo: ¿salvación a través de la revolución? — El Siglo de Torreón
◆ Michel Husson: Marx, Piketty et Aghion sur la productivité — A l’encontre
◆ Guido Fernández Parmo: El día que Marx vio The Matrix — Unión de Trabajadores de Prensa de Buenos Aires
◆ Cest: Karl Marx y sus "Cuadernos de París" toman vida con ilustraciones de Maguma — El Periódico
◆ Leopoldo Moscoso: 'Das Kapital': reloading... — Público
◆ Laura "Xiwe" Santillan: La lucha mapuche, la autodeterminación y el marxismo — La Izquierda Diario
◆ José de María Romero Barea: Hölderlin ha leído a Marx y no lo olvida — Revista de Letras
◆ Ismaël Dupont: Marx et Engels: les vies extravagantes et chagrines des deux théoriciens du communisme! — Le Chiffon Rouge Morlai
◆ Francisco Cabrillo: Cómo Marx cambió el curso de la historia — Expansión
◆ El “Dragón Rojo”, en Manchester: Cierran el histórico pub donde Marx y Engels charlaban "entre copa y copa" — BigNews Tonight
◆ Marc Sala: El capitalismo se come al bar donde Marx y Engels debatían sobre comunismo — El Español

— Notas sobre debates, entrevistas y eventos
◆ Fabrizio Mejía Madrid: Conmemoran aniversario de la muerte de Lenin en Rusia — Proceso
◆ Segundo Congreso Mundial sobre Marxismo tendrá lugar en Beijing — Xinhua
◆ Debate entre Andrew Kliman & Fred Moseley — Tiempos Críticos
◆ David McNally & Sue Ferguson: “Social Reproduction Beyond Intersectionality: An Interview” — Marxismo Crítico
◆ Gustavo Hernández Sánchez: “Edward Palmer Thompson es un autor que sí supo dar un giro copernicano a los estudios marxistas” — Rebelión
◆ Alberto Maldonado: Michael Heinrich en Bogotá: El Capital de Marx es el misil más terrible lanzado contra la burguesía — Palabras al Margen
◆ Leonardo Cazes: En memoria de Itsván Mészáros — Rebelión (Publicada en O Globo)
◆ Entrevista con István Mészáros realizada por la revista persa Naghd’ (Kritik), el 02-06-1998: “Para ir Más allá del Capital” — Marxismo Crítico
◆ Rosa Nassif: “El Che no fue solo un hombre de acción sino un gran teórico marxista” — Agencia de Informaciones Mercosur AIM
◆ Entrevista a Juan Geymonat: Por un marxismo sin citas a Marx — Hemisferio Izquierdo
◆ Juliana Gonçalves: "El Capital no es una biblia ni un libro de recetas", dice José Paulo Netto [Português ] — Brasil de Fato
◆ Entrevista a Michael Heinrich: El Capital: una obra colosal “para desenmascarar un sistema completo de falsas percepciones” — Viento Sur
◆ Alejandro Katz & Mariano Schuster: Marx ha vuelto: 150 años de El Capital. Entrevista a Horacio Tarcus — La Vanguardia
◆ Salvador López Arnal: Entrevista a Gustavo Hernández Sánchez sobre "La tradición marxista y la encrucijada postmoderna" — Rebelión
◆ Jorge L. Acanda: "Hace falta una lectura de Marx que hunda raíces en las fuentes originarias del pensamiento de Marx" — La Linea de Fuego

— Notas sobre Lenin y la Revolución de Octubre
◆ Guillermo Almeyra: Qué fue la Revolución Rusa — La Jornada
◆ Jorge Figueroa: Dos revoluciones que cambiaron el mundo y el arte — La Gaceta
◆ Gilberto López y Rivas: La revolución socialista de 1917 y la cuestión nacional y colonial — La Jornada
◆ Aldo Agosti: Repensar la Revolución Rusa — Memoria
◆ Toni Negri: Lenin: Dalla teoria alla pratica — Euronomade
◆ Entretien avec Tariq Ali: L’héritage de Vladimir Lénine — Contretemps
◆ Andrea Catone: La Rivoluzione d’Ottobre e il Movimento Socialista Mondiale in una prospettiva storica — Marx XXI
◆ Michael Löwy: De la Revolución de Octubre al Ecocomunismo del Siglo XXI — Herramienta
◆ Serge Halimi: Il secolo di Lenin — Rifondazione Comunista
◆ Víctor Arrogante: La Gran Revolución de octubre — El Plural
◆ Luis Bilbao: El mundo a un siglo de la Revolución de Octubre — Rebelión
◆ Samir Amin: La Revolución de Octubre cien años después — El Viejo Topo
◆ Luis Fernando Valdés-López: Revolución rusa, 100 años después — Portaluz
◆ Ester Kandel: El centenario de la Revolución de octubre — Kaos en la Red
◆ Daniel Gaido: Come fare la rivoluzione senza prendere il potere...a luglio — PalermoGrad
◆ Eugenio del Río: Repensando la experiencia soviética — Ctxt
◆ Pablo Stancanelli: Presentación el Atlas de la Revolución rusa - Pan, paz, tierra... libertad — Le Monde Diplomatique
◆ Gabriel Quirici: La Revolución Rusa desafió a la izquierda, al marxismo y al capitalismo [Audio] — Del Sol

— Notas sobre la película “El joven Karl Marx”, del cineasta haitiano Raoul Peck
◆ Eduardo Mackenzie:"Le jeune Karl Marx ", le film le plus récent du réalisateur Raoul Peck vient de sortir en France — Dreuz
◆ Minou Petrovski: Pourquoi Raoul Peck, cinéaste haïtien, s’intéresse-t-il à la jeunesse de Karl Marx en 2017? — HuffPost
◆ Antônio Lima Jûnior: [Resenha] O jovem Karl Marx – Raoul Peck (2017) — Fundaçâo Dinarco Reis
◆ La película "El joven Karl Marx" llegará a los cines en el 2017 — Amistad Hispano-Soviética
◆ Boris Lefebvre: "Le jeune Karl Marx": de la rencontre avec Engels au Manifeste — Révolution Pernamente

— Notas sobre el maestro István Mészáros, recientemente fallecido
◆ Matteo Bifone: Oltre Il Capitale. Verso una teoria della transizione, a cura di R. Mapelli — Materialismo Storico
◆ Gabriel Vargas Lozano, Hillel Ticktin: István Mészáros: pensar la alienación y la crisis del capitalismo — SinPermiso
◆ Carmen Bohórquez: István Mészáros, ahora y siempre — Red 58
◆ István Mészáros: Reflexiones sobre la Nueva Internacional — Rebelión
◆ Ricardo Antunes: Sobre "Más allá del capital", de István Mészáros — Herramienta
◆ Francisco Farina: Hasta la Victoria: István Mészáros — Marcha
◆ István Mészáros in memoriam : Capitalism and Ecological Destruction — Climate & Capitalism.us